D’altra parte lord Bentinck, deluso e scornato, aveva smesso il proposito di perseguitar Riccardo. Tornava alla politica inglese il non metter troppo in mostra le sue violenze. Se il tranello fosse riuscito e Riccardo fosse stato riconosciuto per un volgare avventuriero di quelli che la Regina aveva assoldato, l’arrestarlo e quindi il condannarlo non avrebbe sorpreso; ma si era rivelato per uno dei primi signori del Regno, ma il Re lo aveva nominato conte di Rovito, ma le sue nozze avrebbero dovuto riparare all’onore di una delle più cospicue fanciulle: bene odioso dunque sarebbe riuscito l’intentargli un processo pel quale mancavano anche i testimoni d’accusa, chè a ver dire nessuno avrebbe potuto giurare che il calabrese uccisore in rissa, di due soldati inglesi, che colui il quale era accorso in difesa dei suoi compaesani rifugiatisi nel bosco di S. Andrea fosse proprio lui, Riccardo.

Del resto, l’odio di lord Bentinck per la Regina era in parte soddisfatto: quantunque il tranello fosse stato sventato la Regina non aveva perduto l’amante? Non era questo il dolore di lei, che era stato di conforto al ministro inglese? Non l’aveva vista smarrita, anelante, quasi furente per la generosa menzogna della figlia del duca di Fagnano? Inoltre, l’intento che si proponeva era raggiunto. Il giorno appresso era corsa una voce che le spie al servizio del ministro inglese avevano confermato: tra pochi giorni la Regina sarebbe partita per Vienna!

Verso il pomeriggio del giorno indetto per le nozze che il Re aveva voluto si celebrassero nella villa reale, in un appartamentino a pianterreno Riccardo e il vecchio duca di Fagnano discorrevano da buoni amici. Era stato il duca che il giorno appresso al riconoscimento aveva voluto che il giovane lo seguisse a Palermo, donde eran tornati insieme quella mattina.

— Dunque, siamo d’accordo — diceva il vecchio. — Non si parli più del passato; tuo padre, requie all’anima sua, ebbe i suoi torti io ebbi i miei. Certo se avessi saputo che mio nipote, il figlio di mio fratello languiva nella miseria...

— Non si parli del passato! — interruppe Riccardo con un malinconico sorriso.

— È vero, è vero. Del resto, tutto per il meglio, caro conte. Intanto sai la nuova? La Regina partirà domani per Vienna. Sarebbe partita prima, ma vuole assistere alle nozze. Quella lì è furba, quella lì! Non vuol far credere che le riescano dolorose.

E rise nel dir ciò guardando maliziosamente il giovane che rimase impassibile.

— Questa partenza viene a proposito, altrimenti Alma non avrebbe potuto lasciare il servizio senza esser detta ingrata... Ma tu sei triste, tu sei preoccupato!... Capisco, capisco... Non si sta tanti anni a Corte senza divenire esperto del cuore umano. Pure se vuoi confidarmi le tue pene, troverai in me un buon consigliere.

— Non ho nulla da confidarvi — rispose il giovane con un sospiro. — Comprenderete però quanto sia incerto l’animo mio...

— Comprendo, comprendo! Il colpo di testa di Alma... perchè fu un vero colpo di testa... dovette sbalordirti come sbalordì me, come sbalordì tutti, quantunque nessuno ci abbia creduto; nessuno, neanche il Re che ha commissionato l’abito, il velo nuziale, con la più candida corona che mai abbia cinto fronte di fanciulla. E lo so io perchè è lieto il Re, perchè ostenta tanta premura! Povero vecchio, non gli parve vero, anzi non gli par vero, tanto più che è giunto anche a liberarsi dalla moglie che partirà dimani, di esserne uscito senza molti fastidi, e che sia finito come finiscono tutte le commedie: con un matrimonio, ciò che pareva dovesse finire come una tragedia!