— Dobbiamo dare all’Europa la garanzia d’un governo stabile e duraturo, nonchè legittimo. Le utopie danneggiano anche le più nobili imprese: le idee debbono essere impersonate in un uomo e in un nome; è necessario dunque avere un tal nome e un tale uomo onde la nostra guerra agli Inglesi abbia probabilità di stabile vittoria.
E dopo una pausa, come se avesse cercato in sè stesso le parole per esprimere tutto l’odio che covava nel suo cuore contro l’altera e feroce Albione, proruppe:
— Sì, guerra, guerra agl’Inglesi, a questi esecrati, osceni, cinici mercanti che tiranneggiano, che divorano la nostra Patria, che la scannano sotto i nostri occhi, come sotto i nostri occhi ci hanno scannato figli e fratelli!
— È vero, è vero! — esclamarono sordamente i convenuti.
— Non avevo io un figlio, pressochè un fanciullo, l’unico erede del mio nome, l’unico rampollo della mia famiglia e che io amavo come la pupilla degli occhi ama la luce, poichè esso era il solo conforto alle sciagure che l’una su l’altra come le ondate della tempesta han distrutto la mia casa? E sol perchè il mio figliuoletto che amava una fanciulla alla quale io sognavo di unirlo perchè rinverdisse il ceppo dei conti di Bucento, si oppose come era suo dovere, com’era suo diritto, alle turpi insidie che le tendeva un Inglese, di lei oscenamente invaghito, me lo vidi tratto in prigione, ove me lo uccisero con inaudite torture che fecero del suo corpo tutta una piaga!
Vinto dalla memoria inconsolabile il povero padre s’interruppe nascondendo fra le mani la faccia bagnata di lagrime. Un sordo rumorio, simile al rumoreggiar dei flutti prima della tempesta, percorse le file degli astanti. Quando ebbe ripreso un po’ di calma il conte di Bucento proseguì:
— Come Procida ai suoi congiurati che noi rimpiazziamo sopra questo scoglio deserto, consacrato da essi, e le cui ombre al certo ci stan d’intorno, noi dobbiamo opporre l’astuzia all’astuzia, la forza alla forza, ed esser crudeli e inesorabili come essi sono inesorabili e crudeli. Ma non più colpi inutili, non più quelle esecuzioni parziali in cui si sperdono tutte le nostre energie; concentriamole tutte su un punto unico, colpiamo la testa e vinceremo. Voi sapete che in ogni tempo abbiamo avuto a Palermo degli ausiliarii e degli addetti. Ed è Palermo che deve insorgere, come insorse vittoriosa nei gloriosi Vespri; ma ci vuole un agente sicuro e determinato per rappresentarci in mezzo a loro che sono più di tutti invigilati dai nostri nemici. Chi vuol partire per Palermo?
— Io — disse una voce.
Ed un uomo uscì dalle fila e si avanzò verso il capo che lo riconobbe.
— Cavalier Blasi, nessuno è più adatto di voi a tale nobile e perigliosa missione; ma i tre anni di crudele prigionia nella quale vi tennero i nostri nemici...