— Non per me oramai che son vecchio, nè per te che devi esser anche disilluso della vita vissuta finora, ma... ma per coloro che verranno bisogna riordinare un pò l’azienda di casa nostra. Chi sa che rovina, chi sa che disastro in quelle nostre terre, in quei nostri boschi, in quel nostro povero castello! Ma in breve, vedrai, riparerò a tutto, farò tornare tutto in ordine... Bisogna dire che i Francesi sono onesti, che re Gioacchino è un gran Sovrano! Ah, se si tornasse a nascere!
— È certo dunque che la Regina va via? — chiese Riccardo come ridestato di un tratto.
— E che farebbe più qui? — rispose il duca con una scrollata di spalle. — Va via, sicuro. Se la povera Sicilia come la Calabria non fu tutta in fiamme, non fu certo per merito suo. Gli è che qui non poteva riuscire il piano infernale perchè noi abbiamo fatto senno dopo tanti e tanti disinganni, e tante sventure. La sai la canzone? Carulì, è fernuto quell’anno — Ch’era ognuno gabbato da te — Mo se sape, sì piena d’inganni...
— Povera donna! — mormorò il giovane.
— Sì, povera donna! — bofonchiò il duca. — Ma sai tu quel che ha tentato di fare, lo sai? Suo figlio, il Vicario generale, l’ha scampata per puro miracolo e i medici furono tutti di accordo nel ritenerlo avvelenato. Da chi? Dalla madre, comprendi? dalla madre! Sai tu che lord Bentinck ha le prove che ella era affiliata a quell’Arciconfraternita di San Paolo che mandava i suoi adepti da un capo all’altro della Sicilia con l’ordine di uccidere di incendiare, e sai tu chi designava le vittime al coltello degli assassini, lo sai tu? La Regina!
— Povera donna! — ripetè Riccardo che pareva non avesse inteso le parole del duca.
— Ah! — fece il duca offeso — se continui a compassionarla così, mi costringi ad esclamare: Povera figlia mia!
Tali parole fecero sussultare Riccardo; furono il vento che fuga la nebbia, il grido della scolta che sveglia il soldato. Si drizzò in tutta la bella e maschia persona.
— Alma — gridò — Alma! Ma un Dio ebbe mai adoratore più fervido, un cuore più devoto, un’anima più disposta a morire per ottenerne un sorriso? Voi dunque non sapete, non sapete che dal fango in cui vissi finchè la Provvidenza non mi trasse in su, io, come il navigante perduto nell’Oceano si affissa nella luce di una stella, mi affissai in lei che avrebbe sdegnato financo di calcarmi col suo piede? Ella lo sa, lo sa che di lei ho vissuto anche mentre travolto da una fatalità legai il mio destino a quello di una misera figlia di monarchi, sovrana anche lei, le cui sventure, le cui angosce han cancellato le colpe, han purificato l’anima, l’han fatta degna di pietà e di rispetto!
Il duca non sapeva qual contegno tenere. Nelle violente parole del giovane intravedeva un fiero biasimo per sè e per tutti coloro che non avendo più nulla a temere dalla Regina, la vilipendevano. Pure non seppe trattenersi dal dire: