Gli è che tentava ma invano di ribellarsi contro il fascino che esercitava su lui il nipote. Capiva che quel giovane aveva qualcosa in sè di autorevole, d’imperioso, da soggiogare la volontà di lui come già l’aveva soggiogata. E cosa strana, in quella natura egoistica, quasi cinica, sentiva di volergli bene, come non ne aveva mai voluto a nessuno, fuor che alla figliuola: era la così detta voce del sangue, quella, o era il rimorso che si manifestava in tenerezza per la vittima della sua ambizione?
Ma Riccardo si era di nuovo immerso nei suoi pensieri.
Intanto si avanzava la notte, e già per la villa si notava un insolito movimento. Delle carrozze erano giunte da Palermo e gli appartamenti eran pieni di signori e di dame attratti dal caso strano. La maggiore curiosità era destata dallo sposo, intorno al quale correva una leggenda che lo rendeva interessantissimo. Il Re aveva ordinato che nulla si risparmiasse perchè le nozze riuscissero sontuose. Un ricco corredo messo insieme in fretta e in furia era venuto da Palermo: una vecchia dama di palazzo, la marchesa di Gioncada, era stata pregata dal Re di far da madrina alla sposa per la quale aveva fatto addobbare un appartamento in un angolo finallora disabitato dell’ampia villa.
O volesse divertire la sua solitudine e rompere la monotonia della sua vita quotidiana, o volesse far prendere sul serio la confessione della giovanetta, o volesse incrudelire con la moglie, ben comprendendo quanto dolorose dovessero riuscirle quelle nozze che legavano indissolubilmente a un’altra donna il di lei amante, l’interessamento del Re era davvero insolito. Però la vera ragione non era sfuggita alla duchessa di Floridia che aveva ottenuto un invito per le nozze, e che verso l’imbrunire per una porticina segreta era penetrata nell’appartamento del Re.
— È stata un’imprudenza, cara duchessa — le disse il Re seccato, temendo che la presenza dell’amante potesse suscitare qualche spiacevole incidente. — In verità, speravo che non avreste tenuto conto alcuno dell’invito...
— Un invito di Vostra Maestà è un ordine per me — rispose lei con aria sorniona.
— Capisco, ma avrei preferito che disubbidiste questa volta, e ve ne sarei stato gratissimo, credetelo.
— Ma allora... perchè mi avete fatto comprendere nella lista degl’invitati?
— Dio mio... perchè avendo invitato tutta lo nobiltà palermitana, non volevo eccettuar voi... Vi conosco assai bene: non me l’avreste perdonato... ma mi lusingavo che...
— Che io fossi stata così debole, così vile da non osar affrontare la presenza di vostra moglie?