— No, ma così generosa, così curante di me, così preveggente da evitarmi un impiccio, una preoccupazione. Infine quella lì fra due o tre giorni andrà via...

— In un modo o in un altro abbiamo raggiunto il nostro intento. Solo di quella povera ragazza mi dispiace... Legarsi per tutta la vita ad un uomo che non si sottrarrà mai, mai, agli artigli di...

— Io voglio, duchessa, voglio che non parliate così! Non posso permettere nessuna oltraggiosa allusione a chi Dio fece salire sul trono dei miei padri!

In ciò dire il Re aveva un aspetto severo che impose alla duchessa, la quale chinò il capo tra stizzita e confusa.

Ma erano rapidi in Ferdinando IV i risvegli alla dignità regale e presto dileguavano. Temendo il corruccio della duchessa, la prese pel mento e l’obbligò a sollevare la bella testa.

Gli occhi di lei erano bagnati di lagrime, vere o false.

— Ma insomma, è destino, è destino che ovunque mi volgo debbo vedere delle facce tristi? Andiamo, via! Del resto non è poi tanto da compiangere quella povera ragazza che riceveva l’amante fin negli appartamenti regali...

— Voi non lo credete, voi non lo credete punto. Quella poveretta si è sacrificata — gridò la duchessa che, sicura del suo ascendente sull’animo del Re, voleva punirlo del severo rimprovero che le aveva mosso.

— Piccina mia — disse il Re impazientito — va, va nella sala con gli altri invitati. E mi raccomando, anche se devi sopportare qualche... qualche sgarberia. Pensa che fra due o tre giorni tu sarai l’assoluta signora e padrona di qui. Hai capito?

Ella, tutt’ora in collera, si era alzata.