— Poichè Vostra Maestà mi manda via... — disse con voce di bimba piagnucolosa.

— No, no, ma no, non ti mando via; ma io ora debbo attendere alla mia toeletta... ho già fatto avvisare il cameriere.

— Vostra Maestà mi manda via ed io vado via!

Ed uscì, lasciando il Re stizzito, afflitto, ed un tantino anche seccato.

— Si equivalgono, si equivalgono; non pensano che a se stesse e sono ben liete di tormentarci! È una perfidia congenita la loro, anche nelle più buone!

Questo mormorava il vecchio Re mentre si affidava al cameriere che doveva curarne la toletta.

Alma da quella sera fatale aveva vissuto come incosciente di ciò che accadeva d’intorno a lei: affissata in se stessa del tutto estranea alle disposizioni che il Re aveva dato per affrettare il matrimonio, le avevano assegnato un appartamentino in fondo alla villa, lontano e separato da quello che abitava la Regina. La vecchia marchesa di Gioncada, pregata dal Re aveva assentito non solo a far da madrina alla sposa, ma anche a restar con lei finchè non si fosse celebrato il matrimonio.

Alma si chiedeva talvolta se quello fosse un sogno. Nel generoso impulso non aveva riflettuto alle conseguenze del suo sacrificio, onde era rimasta presa nell’ingranaggio. Comprendeva confusamente che coloro i quali avevano teso il tranello sventato da lei, si vendicavano del suo intervento facendogliene subire gli effetti, e forse avevano influito sull’animo del Re che dalla sua consueta apatia era uscito per occuparsi di quelle nozze come se fossero un affare di grande importanza.

Ella dunque sarebbe stata fra poco la sposa di Riccardo! Nella camera attigua a quella da lei abitata, la mattina del giorno destinato alle nozze aveva visto un affaccendarsi di camerieri e di valletti che agli ordini della marchesa di Gioncada disponevano arazzi e mobili e tappezzerie. Sarebbe stata quella la camera nuziale, chè il Re voleva esser l’ospite della giovane coppia. Ella nel suo intontimento intese come un brivido nel vedere in fondo, fra le tende di seta azzurra, elevarsi il talamo sormontato da un ricco baldacchino. Non le pareva vero, non le pareva vero! Pure non protestava, chè non sapeva come sottrarsi alla fatalità incombente. Aveva visto deporre nella sua stanza le vesti nuziali, col velo e la corona, ma era giunta quasi a credere che fossero per un’altra, tanto le pareva impossibile che proprio lei, fosse la sposa!

E pure talvolta era tutta una esultanza la sua, e le si dispiegava dinnanzi agli occhi un miraggio soffuso di una luce soavissima. Non amava ella quel giovane? Non aveva inteso per lui qualcosa d’ineffabile che non osava credere amore quando egli non era che un povero avventuriero venuto su pel suo coraggio dagli strati più umili della vita sociale? Non si era intesa punta da un sentimento che ben riconosceva adesso per gelosia, allorchè comprese quali fossero i rapporti fra quel giovane e la Regina?