Ella dunque l’amava, da gran tempo l’aveva amato, ed ora che lo sapeva suo cugino e per di più vittima delle male arti del padre, quanto più degno dell’amore suo non era quel giovane?

Le loro nozze avrebbero riparato a tutte le conseguenze dannose di quel riconoscimento. Sarebbero tornati insieme in quel vecchio castello, nei boschi secolari, tra la buona gente del paesello e avrebbero a poco a poco scordati i dolori e le traversie. I loro sogni s’erano incontrati ed erano divenuti una realtà: che importava se il caso aveva presieduto alle loro nozze, se la fatalità facendo macchinare l’indegno tranello ai nemici della Regina, aveva fatto sì che ella con una subita risoluzione salvasse l’onore della Sovrana e rendesse indispensabili quelle nozze? Di quel mezzo la Provvidenza si era servita per il suo altissimo fine, per congiungere i loro cuori, per riconciliare zio e nipote, per far risorgere una famiglia tra le più cospicue! Ella dunque poteva abbandonarsi all’esultanza ed affissar tranquilla e fidente la nuova vita che le si dispiegava dinanzi come un bel sogno d’oro e d’azzurro!

Ma il miraggio dileguava repente e ad esso subentrava una ben terribile visione: lui fra le braccia di un’altra donna, lui stretto da vincoli che nè la pietà, nè il dovere, nè la dignità di uomo gli avrebbero permesso d’infrangere, ad una donna da tutti abbandonata, in odio a tutti, che da una eccelsa altezza era precipitata nell’abisso di ogni miseria!

Alma sentiva che il suo orgoglio di donna si ribellava: lui non le aveva voluto quelle nozze: lui le subiva perchè salvavano la sua amante: lui quella sera non aveva osato smentirla perchè avrebbe dovuto confessare i suoi rapporti con la Regina!

Nel varcar la soglia della camera nuziale l’anima di lui non si sarebbe volta all’amante che sotto l’istesso tetto, sola, gemente, rosa dalla gelosia, straziata dal dolore, avrebbe maledetto l’istante in cui, dimentica della regale dignità, gli aveva aperto le braccia?

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I convitati si tenevano in piedi presso alla sedia che era loro assegnata, volgendo gli occhi impazienti alla gran porta del salone donde venir doveva il corteo degli sposi. La presenza della coppia regale teneva in rispettoso silenzio la folla, solo lord Bentinck che avrebbe dovuto sedere alla destra del Re, dopo aver profondamente inchinato la Regina gli si rivolse per dirgli:

— La Maestà Vostra sa del decreto di amnistia, promulgato dal Murat?

— Sì — rispose il Re — e ne son lieto, milord. Anzi credo sia buona politica incoraggiare molti dei signori che mi han seguito in Sicilia e che... son costretti per vivere ad attingere a piene mani nella mia cassetta privata, a tornarsene nei loro feudi, ove forse potrebbero rendermi più utili servigi.

— Ma debbono riconoscere il nuovo governo e giurare di osservarne le leggi.