— È tutto un romanzo la sua vita!

— Un romanzo di armi e di amori!

Le signore guardavano ammirate. La giovinezza, la beltà, il nome, le avventure che si narravano confusamente, con quanto vi aggiungeva la fantasia; la passione della Regina per lui, quel che si susurrava dell’amore di Alma, che con un’ardita menzogna era giunta a sottrarlo alla rivale, conferivano maggior fascino alla sua bellezza maschia e fiera.

La Regina lo fissava, forzandosi di dissimulare l’emozione, superba di lui che vedeva ammirato, ma insieme col cuore stretto da una ineffabile trepidanza.

Il contegno del giovane non era nè spavaldo nè dimesso: solo quando giunse innanzi a lord Bentinck che aveva sul labbro un sorriso sarcastico, lo fissò; ma l’Inglese sì mantenne impassibile.

— Colonnello, colonnello degli usseri! — mormorò sorpreso Ferdinando IV.

Il vecchio duca di Fagnano che l’udì, s’inchinò al Re e rispose:

— Sì, Sire, nominato da Vostra Maestà con uno dei brevetti firmati in bianco che mi diede per premiare i più meritevoli. Allora non sapevo che uno dei più, se non il più meritevole, fosse mio nipote, al cui valore dobbiamo se i sacri giorni di Sua Maestà la Regina e la sua libertà furono salvi.

— Ah, ora intendo, ora intendo! — fece il Re — scrollando il capo.

Intanto Riccardo si era avvicinato all’altare. Alma nel vederlo trasalì lievemente: i loro sguardi s’incontrarono; essi intesero tutto il dolore delle loro anime, tutto il terribile contrasto dei loro cuori. Quelle nozze che avrebbero compendiato la felicità della loro vita, quelle nozze alle quali le loro anime anelavano; che erano per lui l’inaudita, l’immensa fortuna, la quale prima di quel giorno sarebbe parsa un sogno nel sogno; che erano per lui un cielo poc’anzi nero di nubi e che di un tratto aveva visto scintillante di stelle; quelle nozze, per un’ironia atroce del destino, erano per entrambi un abisso profondo!