La cerimonia incominciò nel silenzio solenne degli astanti.

— Sì! — rispose lui alla domanda del sacerdote.

— Sì! — rispose lei.

Gli anelli furono scambiati. Il sacerdote mormorò alcune parole e poi li benedisse.

Gli sposi si alzarono.

— Figli, figli miei! — disse il vecchio duca stringendo in un amplesso la figlia e il nipote.

Ella era livida: pur sorrideva, ma era una piega di dolore quella delle sue labbra. Lo sguardo immoto, senza luce, era di chi abbia l’anima altrove.

Lui si teneva immobile, scuro in viso, come perduto in un sogno. Nel darsi la mano, secondo il rituale, egli aveva inteso gelida la mano di lei nella sua pur anco gelida.

La Regina guardava con la torbida anima negli occhi: nulla le era sfuggito del cuore di entrambi. Quando ne udì il «sì» che assentiva alle nozze, un’ondata di sangue le annebbiò il cervello. Ma era giunta a dominarsi, era giunta a tenersi calma ed in vista sorridente.

Anch’ella si sentiva scrutata dallo sguardo sarcastico e trionfante di lord Bentinck, che assaporava la sua vendetta.