— A cena, signori — fece il Re volgendosi agli astanti, e in ciò dire offerse il braccio ad Alma.

Era un grande onore che il Re concedeva alla sposa, la quale non parve punto imbarazzata. Riccardo avrebbe dovuto offrire il suo alla Regina, ma egli se ne stava immobile, come del tutto estraneo a quel che avveniva. Il vecchio duca di Fagnano gli passò vicino e senza aver l’aria di parlargli mormorò:

— Su, presto, offri il braccio alla Regina, che diavolo!

E passò oltre. Il giovane a queste parole tornò in sè, si avanzò verso la Sovrana e offrendole il braccio le disse con un amaro sorriso:

— Perdono, Maestà: gli è che son del tutto nuovo a certi usi...

Dietro al Re e alla Regina venivano a coppie le signore e i signori invitati, che potevano finalmente sciogliere la lingua ai commenti:

— Un matrimonio assai strano! — diceva la giovane e bella baronessa di Feroleto al suo cavaliere. — Lei aveva una cert’aria indefinibile... Mi è parso di assistere ad una monacazione più che ad uno sponsale!

— Lui pare smemorato! Certo un gran mistero vi è sotto!...

Mancava un’ora alla mezzanotte e la cena era in sul finire. Durante quel tempo Riccardo aveva scambiato poche parole con coloro a cui era stato presentato. Aveva evitato che i suoi sguardi s’incontrassero in quelli di Alma e in quelli della Regina. Il suo pensiero era andato lontano lontano, ai primi anni della giovinezza, agli strani casi della sua vita di avventuriere, ben comprendendo che da quella sera un’altra ne incominciava per lui, forse più triste, più dolorosa della prima.

Eppure sentiva che la felicità era a pochi passi da lui, ne vedeva l’immagine luminosa, ne vedeva il miraggio fascinatore, ma per una atroce ironia del destino egli doveva volgere per un’altra via che gli additava il dovere: egli doveva distaccarsi da quella giovinetta che era stata la religione di tutta la sua vita.