Se ne doveva distaccare, doveva fuggirla ora che era sua, ora che Dio gliel’aveva data! Quell’ora suprema in cui due cuori, dopo avere a lungo sofferto si fondono nel bacio che incatena per l’eternità due esistenze, esser doveva per lui l’ora della separazione angosciosa! Non solo la fierezza di lei lo respingeva, ma anche la sua dignità di uomo si opponeva che egli usasse dei suoi diritti.
Quelle nozze erano una violenza, erano una menzogna, come la menzogna che le aveva rese necessarie. Se per tutti egli era lo sposo, per la sua coscienza era l’usurpatore, quasi un intruso, e ciò bastava forse a spegnere nell’anima di lui ogni sentimento di amore.
Pure egli sentiva che non si apparteneva più, e nonpertanto sentiva altresì che d’ora innanzi sarebbe stato solo al mondo. Se il suo dovere, il suo giuramento, la lealtà gl’imponevano di non abbandonare la regal donna che era da tutti abbandonata, la fede che aveva giurato ad Alma gli faceva un obbligo di rompere ogni altro rapporto con la Regina.
Per quelle nozze avrebbe dato la vita allorchè era un misero avventuriere, avrebbe dato la salvezza dell’anima sua, avrebbe dato tutto l’universo se fosse stato in suo potere; ora che quelle nozze erano compiute egli si sentiva più misero, più solo, vieppiù sprofondato nell’abisso del tempo in cui era un misero trovatello.
Non apparteneva a se stesso perchè legato dal dovere e dal giuramento alla Regina; non apparteneva a nessuna di quelle due donne, perchè l’una l’avrebbe respinto all’altra. Era questa la catastrofe, la terribile catastrofe della sua vita.
Il Re intanto si era alzato, sicchè come prescriveva il cerimoniale, tutti furono in piedi.
— Io bevo — disse il Re tenendo alto il bicchiere — alla felicità della giovane coppia, e che i figli abbiano del padre il valore e la lealtà, della madre le virtù del cuore.
Tutti bevvero in onore degli sposi, i quali rimasero muti, come affatto estranei a quel che accadeva.
La Regina si era alzata anch’essa e cercava con lo sguardo lo sguardo del giovane. Una fiera battaglia si combatteva in cuor suo, roso da una invincibile e atroce gelosia.
Quantunque egli le avesse risposto recisamente che in quella notte stessa sarebbe andato nella camera di lei, pure nel momento di lasciarlo, ben sapendo che, dopo, gli sposi, accompagnati dagl’invitati fin sull’uscio dell’appartamento che il Re aveva fatto addobbare per essi, sarebbero rimasti soli, un dubbio atroce le attenagliava il cuore.