Essi si amavano. Poteva mai la voce della lealtà, del dovere, dell’orgoglio esser più forte della voce dell’amore? Quale notte di spasimi sarebbe stata la sua se invano lo avesse atteso, quale tragica notte di angoscia, di avvilimento!
Il Re mosse per andar via; la Regina che discorreva con alcune dame pur cercando ma invano con lo sguardo quello di Riccardo, comprese che non conveniva indugiare più oltre. Confusa, incerta, si mosse verso i valletti che sostenevano i grandi candelabri d’argento e che aspettavano per accompagnarla, ma nel rispondere con un cenno della testa al profondo inchino degli astanti si vide fissata con un perfido sorriso sardonico da lord Bentinck che si era inchinato non meno profondamente degli altri.
Le occorse uno sforzo sovrumano per non slanciarsi sul suo nemico. La tigre che era in lei s’accovacciò fremente d’ira sanguigna.
— Via, su — disse il vecchio duca di Fagnano volgendosi a Riccardo — dà il braccio a tua moglie: è tempo ormai di pensare a voi. Io sono stanco ed ho bisogno di riposo.
Il giovane, che se ne stava come trasognato, si scosse, si avanzò verso Alma che dritta in piedi aspettava. Egli le offrì il braccio.
Quando ella gli posò la mano sul braccio, Riccardo intese come un brivido per la persona. Il duca faceva da cavaliere alla marchesa di Gioncada, le altre coppie seguivano secondo il grado di ciascuno.
Giunto il corteo dinanzi all’appartamento destinato agli sposi, si arrestò.
Il duca di Fagnano era veramente commosso. Si avvicinò alla figlia e senza poter proferir parola se la strinse al petto e la baciò in fronte.
Ella rimase fredda, altera, impassibile.
— È questo il mio solo amore — disse poi il duca volgendosi a Riccardo pur non lasciando di tenere stretta a sè la figliuola. — Se ebbi dei torti con tuo padre, io sono sicuro che egli da questo istante benedice mia figlia, benedice la Provvidenza che ha affidato a quest’angelo tanta missione conciliatrice.