— Voi — continuò Riccardo — non eravate una realtà, eravate più che un sogno, una idea. Le contingenze della vita, anche cattive, non offuscano il culto che l’anima professa. Quando, dopo una bizzarra avventura, la mia giovinezza non seppe resistere alle lusinghe di una realtà che sopravanzava ogni ambizione, non fu infedele l’animo mio a quel culto che continuò in me come continua l’adorazione per la Madre di Dio nell’uomo che pur vive o ha vissuto nel delitto. Accettai quella realtà continuai a vivere in quella illusione. Ora...

Ella disse, calma e fredda:

— Ora anche io sono una realtà. Voi siete troppo leale e io sono troppo superba perchè nulla di comune vi sia tra di noi. Siamo entrambi due vittime del destino.

— Ma voi mi amate non è vero? Voi mi amate! — gridò lui — Quale dunque sarà la nostra vita?

— Voi mi avete parlato del vostro amore io non voglio parlarvi del mio. Se a voi mi fossi concessa nel segreto di un’alcova sarebbe stata meno solenne, meno inconfutabile la prova dell’amor mio di quella che vi ho dato proclamandovi in faccia a tutti il mio amante. Una donna nel delirio dà i suoi baci, dà le sue carezze all’uomo che ama: io ho gettato ai vostri piedi il mio pudore di fanciulla alla presenza di tutta una Corte. Chi ama così muore del suo amore come io ne morrò!

— Alma! — gridò lui che tremava di passione.

Aveva preso le mani della giovinetta che lo respinse dolcemente.

— Continua ad amarmi quale una illusione come per tanti anni mi amasti! — rispose lei che mal dissimulava lo strazio del cuore. — Che io sia per te quel che fui finora, quel che per me tu sarai sempre. Le nostre anime si cercheranno per lo spazio immenso... Colà vivremo del nostro amore, fuori della vita, fuori della realtà, poichè la realtà ci impone dei doveri, e noi siamo troppo leali e troppo superbi per trasgredirli...

— Hai ragione! — rispose lui alzandosi.

Era livido, ma s’impose di non venir meno innanzi all’ineluttabile. Or che quella giovinetta era sua, per una ironia della fatalità doveva fuggirla, anche se la Regina lo sciogliesse dal suo giuramento. Aveva giurato di non appartenersi, aveva abdicato alla sua volontà, era venuto in Sicilia affrontando rischi e pericoli mortali, per la promessa che aveva giurato. Ben vile sarebbe stato se si fosse avvalso dell’accaduto per tradire una donna precipitata nell’abisso. Comprendeva altresì che tanto più Alma lo avrebbe amato quanto più per lei fosse stato un fantasma.