Il molino della vecchia Geltrude faceva sentire il suo tic-tac tra il ronzìo dei mosconi, lo zirlar dei grilli, il grido delle rondini che volitavano intorno al tetto. La vecchia filava sull’uscio, spiando di tanto in tanto per vedere se scendesse qualcuno dal sentieruolo che metteva capo al suo molino, struggendosi dalla voglia di far quattro chiacchiere.
Era sempre la vecchietta arzilla, dagli occhietti irrequieti, dalla parlantina perenne che aspettava al varco i mulattieri e i contadini per chieder loro notizie del paesello e per tagliare i panni addosso alla gente.
La vecchietta canticchiava con aria contenta, interrompendosi talvolta per umettare con le labbra il filo troppo arido.
— Toh, toh, chi si vede! — fece di un tratto, e gettando lungi dà sè fuso e conocchia si alzò e corse fuori, facendo di gran gesti ad un vecchietto che scendeva a cavallo giù pel sentiero. — Non ti lascerò andare innanzi, no, no: son due mesi ornai! Ci ho una bottiglia di vinetto bianco che è una delizia, con certi biscotti che ho fatto io e che a te un tempo piacevano tanto! Berremo la bottiglia, mangeremo i biscotti, faremo quattro chiacchiere e poi, poi ti lascerò partire.
— Posso dire di no, posso dire di no ad una vecchia amica come te? — rispose Carmine che lentamente si era lasciato sdrucciolare dalla cavalcatura — Ma non più di un’ora, hai capito? non più di un’ora, che il duca aspetta impaziente i giornali.
— Solo i giornali aspetta? E la duchessa?
— La contessa, vuoi dire.
— Già, la contessa; poichè non vuole che le si dia altro titolo, chiamiamola pure così... La contessa, dunque, povera creatura... una santa, una vera santa pel cuore e per la bellezza... com’è afflitta!... Sfido io, ne ha ben ragione!... E dimmi: Pietro il Toro sta bene? Non è più quello, non è più quello... Lo vidi un mese fa; sembra più vecchio di venti anni... E il duca? Quello lì pare contento... Già, bisogna essere egoisti per vivere felici. Ma insomma, parla, contami tutto.
— Me se non me ne dai il tempo! — rispose Carmine.
— Hai ragione, si, hai ragione! Ma gli è come quando sturo al mattino il condotto del molino e l’acqua raccoltasi per tutta una notte prorompe impetuosa. Me ne sto sola qui per giorni interi, sola, senza poter dire una parola altro che al gatto al quale racconto tutti i miei guai.