— Molto mutato da quello che era un tempo. Ora è tutto inteso al monumento che deve sorgere sulla tomba del fratello.
— Molto mutato, è vero: l’ho sentito dire anch’io. E poi, basterebbe quel che ha fatto per me col condonarmi i miei debiti e con affrancarmi dal censo...
— Nessuno mi caccia dalla testa — fece Carmine — che tu non al duca devi essere riconoscente, ma a lui, a lui!...
— Ma se fu il duca...
— Che ne sapeva il duca che il molino era gravato da un censo? O che un gran signore come lui sa queste cose? Pure, appena tornò qui ti fece chiamare... Quando mai ti aveva conosciuto? A meno che quaranta o cinquant’anni fa non ti avesse gironzato attorno.
— Cinquant’anni fa non ero ancor nata! — rispose la vecchia con un certo sussiego.
— Già: forse... forse non era neanche nata tua madre! Insomma, lui non ti conosceva. E poi un tempo era tanto superbo, tanto severo con la povera gente! Fu lui dunque che gli parlò di te.
— Hai ragione, hai ragione, fu lui! — esclamò la vecchia giungendo le mani. — Caro, caro e bravo signore, ricordarsi di me, di me, mentre chi sà da quali dolori aveva stretto il cuore!
— E non fu lui a ricordarsi di me, non fu lui?
— Conta, conta... Come dunque il duca ti volle al suo servizio il duca che sapeva che tu sapevi?... Ma intanto bevi! Bada veh, che fintanto la bottiglia non sarà vuotata tu non andrai via...