E la vecchia riempì i due bicchieri e ne porse uno a Carmine.
— Al ritorno di lui, Geltrude! — disse Carmine nel portare alle labbra il bicchiere.
— Ed alla pace ed alla salute di lei! — fece la vecchia bevendo.
— Come entrai al servizio del duca? Lui, sempre lui, mia cara. È vero che quella buon’anima del padre del nostro povero Riccardo... dico povero perchè chi sa che ne è di lui, chi sa che gli sia capitato in questi due anni, chi sa che ha sofferto!... Basta... penso che ci è la madre lassù che prega per lui, la madre...
— Ogni sera anch’io dopo aver detto il rosario lo raccomando alle anime del Purgatorio... Glielo debbo un tal segno di gratitudine! Essersi ricordato di me mentre aveva da pensare a ben altro!...
— Dunque — continuò Carmine — il duca, il vero duca mi aveva morendo raccomandato ai Francesi. In sulle prime tutto andò bene, quantunque ci soffrissi a trattar con quella gente: poi mi mandarono via con la scusa che ero troppo vecchio, e me ne tornai nella mia casetta confuso e scornato...
— Più povero di prima.
— Assai più povero! Ma una speranza mi sorreggeva, perchè io ho sempre avuto fede nella Provvidenza, la speranza che lui tornasse. Però passavano i mesi e senza il soccorso degli amici, e specialmente di una certa Geltrude...
— Che, che! Un po’ di farina, un po’ di formaggio, ecco quel che poteva offrire quella certa Geltrude. Ah, se non fosse stato per le male lingue, ti avrei voluto con me qui!
— Le male lingue? Come ci entrano le male lingue?