— Fai lo gnorri tu, fai lo gnorri! Che avrebbero detto le male lingue se ti avessi accolto in casa mia anche per dormirci? Sai quante se ne son dette sul conto nostro!...

— Ah, diavolo, ah, diavolo! — esclamò Carmine scoppiando a ridere. — Per questo tu mi tenevi un certo linguaggio misterioso che io non intendevo punto?

— Che ci è da ridere? Le male lingue avrebbero detto che tu eri il mio ganzo... Si è tanto facile qui a sparlare della gente!

— Come vuoi tu, come vuoi tu! Ma le male lingue mi avrebbero troppo lusingato! Basta, non m’interrompere. Dunque vivacchiavo alla meglio e avevo tutto venduto. Quasi tutto il villaggio aveva dei diritti sul mio campicello, e questo sì che mi era di una pena, di una pena che mi faceva bagnar la notte di lagrime il guanciale!

— E non me ne dicesti mai nulla, scioccone! Perchè io ti sapevo in bisogno, ma fino a questo punto poi! Se l’avessi saputo, me ne sarei infischiato delle male lingue...

— Un giorno — continuò Carmine senza badarle — il paesello fu messo a rumore da una notizia strabiliante: il duca aveva fatto adesione al governo dei Francesi e sarebbe tornato al suo castello con la figlia maritata a Riccardo, riconosciuto per erede legittimo del padre suo, del padre suo che era morto fra le mie braccia. La notizia era contenuta in una lettera che io sentii leggere da Pasquale, sai bene, il segretario del Decurionato. Era così strano, così inverosimile, che in verità me ne tornai nel mio tugurio scuotendo le spalle, e non ci pensai più come non si pensa ad una fiaba di quelle che si narrano ai fanciulli.

— Anch’io nei tuoi panni non ci avrei creduto.

— Potevo io crederci se sapevo... quel che sapevo? La Regina avrebbe permesso che Riccardo sposasse la figlia del duca di Fagnano?

— La Regina?... E che ci entra mo’ la Regina?

— Come, non sai che!...