— Che cosa, che cosa? — gridò la vecchia con gli occhi accesi dalla curiosità.
— La Regina — disse Carmine con voce sommessa, quasi temesse di essere udito — era innamorata di Riccardo.
— O che mi dici? Anch’esse dunque, le regine, fanno di queste cose? Anche i re possono avere un’altra corona, non di oro, ma di?... Del resto, la Regina era ancor giovane: ho sentito dire che aveva quasi la mia età...
Carmine la guardò un istante ed era lì lì per prorompere, ma si contenne e proseguì:
— Non ci pensai più dunque; pure mi struggevo dal desiderio di sapere che fosse avvenuto di quel giovane che io avevo amato come un mio figliuolo. Ah, se avessi saputo leggere al certo mi avrebbe scritto, perchè non era capace di scordarsi di me, quantunque fosse divenuto un duca. Era stata sempre un’anima grande la sua, anche quando non era che un misero trovatello.
— Bello poi come un principe.
— Beh, dunque una mattina io ero seduto sulla soglia della mia casetta quando vidi venire alla mia volta un gruppo di persone che parlavano ad alta voce: intesi fare il nome del duca di Fagnano, di Riccardo, della contessa, onde io mi accostai e così seppi che la sera istessa sarebbe giunto il duca con la figliuola, avendo ottenuto la restituzione dei beni. La cosa era certa, perchè erano già giunti nel castello alcuni servi che avevano aperto le porte e le finestre per dare aria alle stanze da gran tempo chiuse. Per assicurarmene corsi al castello, e il cuore mi si allargò quando vidi coi miei propri occhi che quei tali avevano detto il vero.
— Ricordo che quando questa strabiliante notizia giunse alle mie orecchie io non dormii per tutta la notte.
— Insomma, a farla corta, dopo due giorni il duca tornò con la figliuola che i servi chiamavano contessa...
— O perchè mo’? Questo non ho potuto capire.