Alma guardò l’orologio. Mancava mezz’ora alla mezzanotte.

Ebbe come un sussulto, una strana, stranissima idea le passò pel capo. Perchè Pietro si era fatto promettere che ella non sarebbe andata a letto prima della mezzanotte, perchè? Un voto? Ma che stupido e inconcludente voto era quello! Pietro, è vero, era di carattere e di umore bizzarri, ma non si sarebbe permesso con lei una burla così sciocca! E quella strana, prorompente allegria doveva pure avere una causa!

E rievocava i particolari di quell’ora trascorsa in chiesa. Nell’andare Pietro aveva il contegno consueto: era taciturno, pensoso, come per due anni lo aveva quasi sempre visto. Poi lei era uscita e lui era rimasto in chiesa mentre di solito la precedeva. Quella breve dimora era bastata per trasformarlo, per pervaderlo di gioia, per farlo divenir quasi folle. Che cosa era accaduto in chiesa in quei pochi istanti? Che aveva inteso? Chi aveva visto?

Chi aveva visto? Il cuore le diede un balzo per un sospetto, un sospetto così vago, così strano che era una follia. Una follia? E il duca non le aveva detto che la Regina era morta, da più di un mese? Dunque lui era libero, e chissà non avesse inteso il bisogno di tornare a lei!

Ella, è vero, era stata inesorabile, gli aveva detto che sarebbe stata inesorabile: ma in quei due anni di raccoglimento in cui la vita le era apparsa nella sua realtà, in cui aveva compreso che se la donna è responsabile di tutto il suo passato per i fini supremi della natura e dell’amore; se l’integrità del cuore non può scompagnarsi dall’integrità verginale nella donna che si dona all’amore di un uomo, ben folle e bene assurda è nella amante e nella sposa la gelosia fisica del passato. Le labbra di un uomo infrangono il bicchiere nel quale bevve la voluttà voluta dal sangue e non dal cuore; ma nessuna traccia ne resta alle sue labbra: il vino che assaporò non ha nome per lui, o se mai ne ebbe, è presto cancellato; dove l’anima non lascia parte di sè, ivi non resta la stigma dell’amore; e l’uomo anche se visse una lunga vita di vizi e di dissolutezze alle quali non partecipò l’anima, può, redento da un amore, l’unico, il vero, l’assoluto dell’esistenza sua, darsi puro alla donna che infine incontrò dopo averla cercata per lunghi anni, puro come la vergine che muove all’altare.

Ma aveva compreso lui che l’inesorabilità di lei sarebbe stata vinta non solo dalla maggiore maturanza del suo intelletto e del suo cuore, ma anche dalla passione che vince talvolta anche la gelosia? Se ancora l’amava come l’aveva sempre amata, non avrebbe inteso il bisogno di tornare sia pure per andar via per sempre se ella ancora si fosse ostinata in tanto assurda e disumana ripulsa?

E che avrebbe fatto lei se quel vago sospetto, quel vaneggiamento si fosse avverato?

La risposta era nei brividi che a tal pensiero le corsero per tutta la persona, nel subito divampare del sangue, nei battiti convulsi del cuore, in tutta l’anima sua fremente di passione.

Non era più la giovinetta il cui amore era stato un fluttuare di pensieri or tristi or lieti, ma vaghi e confusi sempre: era la donna che amava, che voleva con tutta la sua compagine, come se l’anima ardente di amore si fosse sparsa per tutte le sue fibre, e tutto il corpo e tutte le visceri ne fossero pervasi.

Alzò gli occhi. L’orologio a pendolo segnava mezzanotte meno pochi minuti.