Fra pochi minuti dunque sarebbe giunta al bivio fatale della sua vita, fra pochi minuti si sarebbe compiuto il suo destino: o l’amore con tutte le gioie che in quei due anni aveva intravisto nei sogni, tormentatrici ed allettatrici insieme, o lo sconforto, la desolazione, il buio dell’anima, le torture logoranti dei desideri roventi e insoddisfatti.
Il suo sospetto era divenuto certezza. Per un misterioso fenomeno ella sentiva che Riccardo le era vicino; ella si sentiva nella visione di lui, sentiva il flusso del suo pensiero che tutta l’avvolgeva. L’indice dell’orologio lentamente si avvicinava all’ora fatale: ella aveva lo sguardo fisso sulla porta, l’orecchio teso, il cuore in tumulto.
E se s’ingannasse?
Nonpertanto aveva paura, paura di vederlo comparire là sulla soglia della porta, uscente dalle tenebre come un fantasma; paura di non vederlo pur sentendo che egli era in quelle tenebre!
Mezzanotte era per suonare!
Sussultò in tutta la persona: aveva sentito un lieve rumore nelle tenebre del corridoio.
— Dio mio — mormorò — Dio mio!
Il rumore di un lento calpestio, impercettibile per ogni altro orecchio, si faceva sempre più distinto e vicino.
Ella diede un grido, un grido che era di gioia e di spavento insieme, ma non ebbe la forza di alzarsi e si abbandonò sulla dormeuse con gli occhi sbarrati e fissi alla porta.
Aveva visto un’ombra che si andava sempre delineando. Allorchè fu in piena luce ella riconobbe in quell’ombra colui che aspettava: Riccardo.