Si era fermato sulla soglia come in quella sera delle nozze. Era pallido, ma aveva negli occhi uno sguardo d’ineffabile tenerezza.

— Alma — disse Riccardo con voce dolce e triste — anche adesso non varcherò questa soglia senza il tuo invito.

L’aria ne era grave, l’aspetto severo. Nulla era più in lui dell’audace avventuriere nelle vesti signorili, nel signorile portamento.

— Dite una sola, una sola parola — continuò — ed io andrò via per immergermi di nuovo nel silenzio e nelle tenebre donde sono uscito.

Ella non aveva la forza nè di parlare nè di muoversi: tutta la sua passione come tutta l’anima sua erano nello sguardo. Infine si alzò a sedere, mandò indietro con un atto del capo la bionda capellatura che le si era disciolta, mosse le labbra per parlare; poi vinta da una profonda commozione scoppiò in un dirotto pianto.

Egli rimase lì a guardarla, con le braccia conserte, dominando l’angoscia, dominando l’impulso di tutto l’essere suo per non varcare quella soglia.

Infine anche ella si calmò e con voce rotta dai singhiozzi gli disse:

— Voi siete l’unico signore e padrone qui: voi siete l’atteso da due anni, nelle lacrime e nella solitudine!

Non aveva ancora finito di dire queste parole che già Riccardo era alle sue ginocchia, con gli occhi sfavillanti, col volto trasfigurato da una gioia sovrumana. Aveva preso tra le sue le mani di lei che baciava e ribaciava, tenendo pur sempre fissi gli occhi sulla leggiadra creatura che non si era ancora riavuta dall’orgasmo in cui l’aveva immersa quell’attesa, quella invocata apparizione.

— Ti dirò tutto — proruppe lui quando infine la parola che salendo dalle viscere moriva sulle labbra potè venir fuori — ti dirò tutto della mia vita di questi due anni.