Il duca intanto si era seduto su un divanetto: Alma gli si sedette vicino, non osando rivolgergli la parola temendo di tradirsi.
— Ma come è venuto in testa a Sua Maestà di lasciare la villa, dimora di lei assai più degna? Questa è appena appena adatta per una famigliuola di borghesucci.
— Voi sapete, padre mio — rispose Alma — che io non discuto gli ordini e i voleri della mia signora.
— Lo so, lo so che tu... sei una gran furba tu, con quella tua aria di sognatrice. Io ero venuto per discorrere di cose assai gravi con la Regina... Se potesse concedermi udienza aspetterei che si svegli...
— Sarebbe meglio che veniste un altro giorno. Sua Maestà nell’andare a letto oppressa come era da una fiera emicrania, mi disse che non sarebbe stata in grado di ricevere neanche il Re.
— Il Re lo credo: non le parlerebbe che di caccia e di pesca; ma chi come me deve parlarle nel suo interesse, e, figlia mia, bisogna che anche tu lo sappia, pure nel nostro...
— Tornerete un altro giorno, vi ripeto; così avrò il piacere che raramente mi concedete, di rivedervi.
— Ah, figlia mia! — esclamò il duca scrollando il capo e dandosi un pugno sulle ginocchia — è un rimprovero questo, un rimprovero che io non merito. Io non posso, non posso muovermi così spesso da Palermo come pur vorrei, perchè son costretto a star ben guardingo per difendermi dalle insidie dei miei nemici, i quali mirano a scalzarmi dall’ufficio di sopraintendente alla Marina che il Re mi diede e che gl’Inglesi vorrebbero togliermi per darlo a chi meglio di me ha saputo entrare nelle loro grazie. E sarei rovinato se perdessi un tale ufficio.
— Rovinato voi, il duca di Fagnano, il più ricco signore del Regno?
— Un tempo, prima che il Governo francese sequestrasse i nostri beni!... E poi... tu non sai nulla, povera figliuola? Ma è meglio che lo sappia da me, è meglio. Hai tu sentito parlare d’un tuo zio, una testa matta, che faceva lo stregone e insieme il repubblicano, lui, di una stirpe così nobile come la nostra che fu sempre puntello dei Re e sostegno della Santa Madre Chiesa! Ebbene, quel tuo zio che io credevo da gran tempo morto in Francia, ov’era fuggito, è tornato in Calabria al seguito dei Francesi che lo hanno messo in possesso de’ miei beni e lo hanno riconosciuto come duca di Fagnano!