— Nessuno oserà di entrare qui dentro.
— E se la Regina ti farà chiamare? Perchè quel che debbo dirti esige da te una risposta precisa e risoluta che sarà, ne son certo, quale io la voglio e quale il mio ed il tuo interesse la impongono.
— Non verrà nessuno qui. Parlate — disse lei vieppiù sorpresa e impensierita.
— Chiudi quella porta.
Ella si alzò e chiuse la porta; quindi tornò presso il padre e stette in attenzione di quel che le dovesse dire.
— Figlia mia — incominciò il duca. — Sua Maestà la Regina deve pur comprendere che tu non puoi sacrificare la tua bella e fiorente giovinezza al suo servizio e che devi pur pensare al tuo avvenire. Se è a te indifferente perchè alla tua età non si bada al poi, corre a me l’obbligo di pensarci onde tu un giorno non debba rimproverarmi d’essere stato un cattivo padre. Insomma, a farla corta, bisogna che tu lasci il servizio della Regina e te ne torni con me a Palermo.
— Lasciar la Regina, padre mio? — esclamò lei con visibile rammarico. — Lasciarla proprio ora quando è da tutti abbandonata, quando non vede intorno a sè che degli indifferenti o peggio, degl’ipocriti!
— Bei sentimenti questi, che molto ti onorano! — rispose il duca con accento carezzoso, come se in cuor suo fosse ben lieto della bontà della figlia. — Ma — continuò poi, mutando di tono — ma il proprio interesse, il proprio avvenire innanzi tutto. Non c’illudiamo: i Borboni...
S’interruppe per guardarsi di nuovo intorno: poi chinandosi per avvicinarsi vieppiù alla giovinetta, continuò con voce sommessa:
— Non c’illudiamo: i Borboni attraversano un brutto quarto d’ora. Han perduto il Napolitano ed han quasi perduto la Sicilia. Nè i Francesi, nè gli Inglesi restituiranno quello che hanno tolto. È un’infamia, è una prepotenza, è un delitto, non dico di no, ma quando i delitti son commessi dai potenti, si ammirano, si esaltano e si trova sempre una parola acconcia per legittimarli. Bisogna dunque, figlia mia, pensare ai casi nostri, anzi pensare ai casi tuoi. Puoi tu, bella, colta, leggiadra come sei, con un bel nome, un gran nome anzi, ad onta che i Francesi ne abbiano investito un altro, puoi dunque continuare a vivere in una villa, lontana da ogni centro di vita e di progresso, in compagnia di una donna, per quanto sia una regina, già logora, non dico dai vizi, come pretendono i suoi nemici, ma dalle sventure, alcune delle quali ben meritate in verità?