— Padre mio — mormorò Alma, mal dissimulando la sua indignazione per quel linguaggio che ascoltava, sempre più stupita — parlavate ben diversamente in altri tempi... Allora la Regina al cui servizio ambiste di mettermi, era per voi...

— Quel che è ancora adesso! — si affrettò a dire il duca interrompendo la figlia della quale non gli era sfuggito lo sdegno. — Io l’ammiro anzi, per la sua energia, pel suo intelletto, per l’anima veramente non degenere da quella di sua madre Maria Teresa; e convengo, sì, che se fosse stata coadiuvata da uomini di saldo animo al par del suo, ben diversa sarebbe stata la sua sorte. Ma intanto il fatto è questo che ella ha perduto ogni potere e che la sua amicizia, non solo a nulla più giova, ma è dannosa, è rovinosa, a chi si ostina ancora a conservarla. Ecco, per esempio: sai con quali armi mi combattono i miei nemici, o meglio, coloro che aspirano a beccarsi la mia carica di sopraintendente della Real Marina? Col dire che io sono un borbonico sfegatato, servo di Maria Carolina, della quale la mia figliuola è lettrice! Debbo io dunque offrire il fianco alle accuse dei miei nemici, debbo io stesso somministrar loro le armi per ferirmi?

Era la prima volta che Alma leggeva addentro nel cuore del padre e ne fu spaventata ed insieme acerbamente afflitta. Le si rivelava in tutto il suo cinismo e in tutta la sua volgare ipocrisia; pure lo sdegno combatteva in lei con l’amore e col dovere di figlia, troppo ribadito nel cuor suo perchè potesse così di un tratto venir meno.

— Ma che volete da me, padre mio? — disse infine.

— Che mi segua a Palermo. Non ora, beninteso, ma fra qualche giorno. Incomincerai col fingerti malata; io verrò con un medico, il quale ti ordinerà di mutar clima... Così la Regina non potrà aversi a male se la lasci. Vedi che io non voglio guastarti con lei, quantunque, figlia mia, quando il proprio interesse lo impone, è da sciocchi aver riguardi.

— E... venendo con voi a Palermo, in casa vostra ove sarei sola, io povera ragazza, senza una madre, senza una parente... che farei in casa vostra?

— Intendo, intendo quel che vuoi dire... La convenienza, è vero, vorrebbe che tu avessi la compagnia di una signora matura, del nostro grado. Ma poichè tu vi dimorerai per poco...

E il duca con aria sorridente, poichè riteneva di essere già riescito nel suo intento, e compiaciuto in cuor suo che Alma si fosse mostrata così pieghevole, la guardò con una espressione di sottile malizia negli occhi.

— Non ti ho detto ancora la cosa più importante... quella per la quale son venuto, e che mi sta a cuore pel tuo avvenire, per la tua felicità... Veggo che ti struggi dall’impazienza di saperla, se già non l’hai indovinata...

— Io non ho indovinato nulla — rispose Alma seria e grave.