Il duca rimase interdetto. Nell’accento della figlia gli era parso d’intravedere una sottile ironia. Era pur corrispondente al vero il ritratto che Alma avea tracciato di lord Arturo Chilson, del quale eran note a tutta Palermo le sbornie; pure riprese come se non desse molta importanza alle parole della figlia:
— Ah già: gli è che è un marinaio, un vero marinaio; non è al certo uno di quei bellimbusti impomatati che parlano in punta di forchetta! È un bel lupo di mare il quale preso pel suo verso può esser ridotto un agnellino da una donna di garbo. Dunque che ne dici? Già, una superfluità il chiedertelo. Una ragazza saggia, seria, benedice il Cielo per una tale fortuna... Benedice il Cielo ed anche il padre suo che ha saputo procacciargliela... Non è vero forse?
Alma si alzò. Era grave, fredda, severa.
— Padre mio, — disse con voce ferma, ma tranquilla — il dovere mi chiama nella camera di Sua Maestà che mi ha ordinato di svegliarla nell’ora che scocca adesso. In quanto ad abbandonarla mentre tutti l’hanno abbandonata, tutti quelli che ne ebbero favori ed onori strisciando alle sue ginocchia allorchè essa era potente e temuta, io, intendete? io non lo farò mai, nè alcuno sarà tanto ardito da strapparmi dal suo fianco. È sempre lei la Regina di Napoli e di Sicilia, è sempre lei la nostra Sovrana. In quanto poi al matrimonio che mi proponete con un Inglese villano e scostumato, non ho che una sola parola da rispondervi... Rifiuto.
Non aveva ancor proferito questa parola che il duca si era alzato sconvolto, furente; e mettendosi le mani nei capelli:
— Rifiuti?... Ma è la mia rovina, intendi? la mia rovina! Ma è il trionfo dei miei nemici che del tuo rifiuto si avvaleranno per finire di perdermi nell’animo di lord Bentink.
— Direte a lord Bentink che il rifiuto viene da me, da me sola.
— Si dirà che hai rifiutato per odio contro gli Inglesi, che hai rifiutato per una sciocca, per una stupida avversione politica, che ti han guastato il capo coi balordi principi d’indipendenza, di patriottismo e che so io... E magari accusassero te sola: accuseranno me, me che sono affatto innocente, me che sono stato sempre un uomo serio e che ho riso di tali scempiaggini. L’indipendenza, il patriottismo! Eh via, non ci è che il proprio tornaconto al mondo!
E divenendo carezzevole, quasi umile, con voce piagnucolosa continuò rivoltosi alla figlia che l’ascoltava impassibile, ritta in piedi innanzi alla porta, con la mano alla chiudenda:
— Via, riflettici bene. È la tua e la mia fortuna, capisci? E se anche ti costasse un sacrifizio non rifletti tu al gran compenso che te ne verrebbe? Sei stata sempre docile, rassegnata, pieghevole, si può dire che non hai avuto mai una volontà tua, ed ora, di un tratto mi ti riveli sotto un aspetto che non mi ti fa più riconoscere! Che importa a te che il marito sia un inglese o un siciliano, un giovane o un vecchio? Non ti sei mostrata sempre indifferente a tutto, non è trascorsa quasi tutta la tua prima giovinezza in una completa dedizione di te alla volontà mia e a quella della Regina? Com’è che di un tratto vuoi far di tua testa e rifiuti di salvarmi, comprendi? di salvarmi?