— Padre mio — rispose lei con voce dolce ma sincera — voi non mi avete mai conosciuta e non mi avete mai compresa.

— Che vuoi tu dire?

— Nulla che siate in grado di comprendere ora.

Egli fraintese il significato di quelle parole; nella sua mente balenò un pensiero, che sua figlia chiedesse del tempo per risolversi, trattandosi di una decisione così grave. A tale idea si rincorò: gli si rasserenarono i tratti del viso, gli occhi ebbero un lampo di gioia.

— Ebbene, sì, hai ragione; ora non sono in grado di comprendere nulla perchè confesso di essere in un grande orgasmo. Tornerò sicuro che tu avrai vagliato le mie ragioni, sicuro che avrai apprezzato le mie proposte che ogni ragazza avrebbe accolto con un grido di gioia. No, non te ne ripeto i vantaggi, i vantaggi che potrebbero essere enormi, intendi? enormi!

E mentre si copriva dopo aver gettato sulle sue spalle il mantello, si avvicinò alla figlia e le disse sottovoce guardandosi intorno col suo consueto fare sospettoso:

— Cugina di lord Bentink, capisci? Ciò vuol dire, avendo un po’ di senno ed essendo una donna giovane e bella, esser l’unica e sola regina di Sicilia.

Ella aveva aperto la porta presso la quale si teneva, pallida, immobile, silenziosa. Appena un fremito delle labbra ed un corrugar del ciglio erano stati indizio del suo sdegno. Non si piegò e non rispose al bacio del padre che era tornato gaio e disinvolto.

— Bacerai per me la mano a Sua Maestà — le disse — e mi scuserai con lei. Tornerò da qui a quindici giorni, chè prima non potrò muovermi da Palermo. Tu intanto rifletterai. Ho troppa stima della tua saggezza per aver dei dubbi sul risultato delle tue riflessioni. Già, io son sicuro che la tua decisione è presa fin da adesso ed è quale esser deve pel tuo e il mio interesse; ma conosco, conosco le donne: so che vogliono esser pregate a dir di sì anche quando anelano di assentire... Fra quindici giorni, dunque, fra quindici giorni.

Ella voltasi al servo che avea chiamato con uno squillo di campanello, disse: