Fin’allora aveva deluso una tale domanda che spesso si era rivolta, quantunque un ricordo, un dolce ed insieme amaro ricordo le salisse dal fondo dell’anima ogni qualvolta interrogandosi si ripiegava su sè stessa. No, non avrebbe potuto dire che il suo cuore fosse del tutto sgombro, non avrebbe potuto dire che tra il suo sogno e lei non si frammettesse talvolta la immagine di un giovane intorno al quale si svolgeva, suo malgrado, quel sogno. Quantunque non sapesse dell’amore che quel che ne aveva inteso, attenuato dai riguardi che si avevano per lei, pure il suo sogno era tutto fatto d’amore che intuiva come qualche cosa di formidabile, al quale avrebbe dato tutta sè stessa, in una dedizione intera dell’esser suo.
Ma chi era quel giovane che ella intravedeva nel buio delle sue notti insonni? Chi era quel giovane che nei suoi vaneggiamenti, nelle sue torride veglie, nei suoi indefinibili desideri ella vedeva sorgere a sè dinnanzi pur senza evocarlo, pur respingendolo, ma invano, pur non osando rivolger a lui il pensiero, tanto le pareva colpevole quella visione?
Ed i suoi sogni di fanciulla erano stati finallora senza determinatezza e le larve che fugacemente le apparivano non avean viso. Ma ora ne avevano uno; da una sera, da una notte avevano uno sguardo, un sorriso, una figura che ella riconosceva perchè l’aveva vista altre volte nella lontana infanzia un giorno, là nella solitudine della sua Calabria. L’aveva vista altra volta, ma avrebbe ritenuto per ben folle chi le avesse detto che un giorno ella avrebbe accolto nell’anima sua la visione di quel giovane e l’avrebbe custodita come un gioiello che non ci appartenga, che non potrà mai appartenerci e che rappresenta una colpa agli occhi del mondo, una insidia infernale ai propri occhi!
Quel giovane, della cui voce udita ben poche volte aveva pieno l’orecchio, del cui sguardo che si era incontrato col suo non più di due o tre volte, aveva la luce nel cuore, il cui sorriso triste e dolce insieme vedeva in tutti i suoi sogni; che inesorabilmente le era dinanzi, attirandola a sè, mentre ella ben sapeva che oltraggioso era il fascino che ne subiva; quel giovane che non aveva più visto dacchè in una notte in cui lo aveva sorpreso fra le braccia della Regina, aveva esposto la sua vita come già altra volta, per lasciar loro il tempo di porsi in salvo, era... l’amante della Regina!
L’amante della Regina!... Perocchè nulla, nulla a lei era sfuggito, tutto aveva compreso, la sua inesperienza verginale essendo stata acuita dalla gelosia, una gelosia vaga che non aveva odi, ma che aveva sofferenze ed amarezze.
Pure ella si sentiva amata da quel suo sogno: ella ricordava i giorni della sua infanzia in cui lo aveva incontrato la prima volta, e nello sguardo che egli le aveva rivolto allorchè in quella notte al castello si era incontrato in lei, aveva letto l’anima di lui nella quale ella si sentiva. Ma ormai un doppio abisso li separava: l’esser lui un povero avventuriero e l’esser lui l’amante della Regina!...
Un povero avventuriero! No, non era questo l’abisso insuperabile essendo egli nobilitato con un decreto reale che gli conferiva un alto grado nell’esercito: eppoi, quantunque ella vivesse in una Corte che rappresentava quanto vi era di più vieto negli antichi pregiudizi, quanto di più rigido nel rispetto per le prerogative nobiliari, al soffio dei nuovi tempi si erano incominciati a piegar gli animi, tanto che si era parlato sul serio del matrimonio di una figlia del Re col principe Beauharnais il cui padre era stato un povero soldato di ventura, e si dava per certo quello di una Arciduchessa d’Austria col glorioso Imperatore dei Francesi, figlio di un borghese di Ajaccio! Se dunque quel giovane fosse andato in Sicilia a far valere i suoi diritti ad un reggimento nell’esercito, bene avrebbe potuto aspirare a lei...
Ma non era lui l’amante della Regina? E poteva ella accogliere e vagheggiar nell’anima sua quello amore per un uomo del quale la Regina aveva fatto il suo amante? Se pure egli, quando non era ancora il capobanda famoso che aveva reso tanti servigi alla causa del Re e salvato col rischio della vita più volte la Regina, ma un oscuro contadinello, un povero bastardo, aveva osato volgere a lei l’anima sua, cosa aveva fatto di quell’anima la tresca nella quale si era lasciato impigliare?
Ella non osava fermarsi per analizzarne la natura, chè ripugnava alla sua purezza di fanciulla, comprendendo vagamente esser quello un amore del quale ella non doveva discorrere neanche a sè stessa senza arrossirne. Si trovava dunque in un turbamento che la rendeva insoddisfatta di sè e degli altri, benchè un tale turbamento in nulla scemasse il fascino che su lei esercitava la sua Sovrana e non le impedisse di volgere il pensiero a quell’uomo dal quale un abisso insormontabile la separava, pur senza fargliene una colpa; chè non era tanto inesperta della vita da non comprendere certe contradizioni cui può indurre un momento di ebbrezza. Ma comprendeva anche che ella non avrebbe mai svelato l’amor suo ad un uomo che avesse avuto ancor calde le labbra dei baci di una donna, ad un uomo che non fosse tutto suo pur sentendosene profondamente ed unicamente amata!
Non era quella la prima volta che l’anima sua meditabonda vagava in tali pensieri che aveva tenuto gelosamente occulti. Da tutti era creduta fredda d’indole e che col cuore vuoto e sereno vivesse come del tutto estranea alle passioni che le fremevano d’intorno. La compiacenza di lei per la solitudine, la sua aria pensosa, la sua docilità tranquilla al subito volere e disvolere della Regina erano interpretate per indizio di una natura senza volontà e senza energia. Solo la Regina aveva talvolta dubitato che ella fosse ben altro, in fondo; che se era così fredda ed altera coi cortigiani, alcuni dei quali avevano per la giovinetta un’ammirazione che avrebbe potuto divenire amore sol che ella l’avesse voluto, un mistero si nascondeva in cuor suo, quantunque sapesse ben nasconderlo. L’aveva vista trasalire allorchè talvolta le parlava di Riccardo, ma poichè tornava di un subito indifferente, il vago sospetto dileguava per tornare a balenarle più vivo ad un nuovo incidente.