Ma ella era vittima di un fenomeno strano: finchè sapeva vivo Riccardo aveva imposto a sè stessa di respingerne l’immagine, di stornarne il pensiero non solo perchè le pareva indegno di lei, ma anche perchè le faceva correre dei brividi per le vene ricordandole quelle notte in cui l’aveva sorpreso in una stanza con la Regina, ricordando quelle notti in cui a Napoli, mentre egli era convalescente in una stanza del palazzo reale la Regina era stata con lui fino all’alba.

Ella era stranamente turbata dalle visioni che le destava quel ricordo nelle quali sentiva germogliare quasi una punta di odio e di sdegno per la Regina e per Riccardo: ma da quando si era andato accentuando il dubbio che egli fosse morto o per le ferite riportate nell’assalto del castello, o in uno scontro coi Francesi, pensava a lui con melanconica dolcezza e giungeva financo a credere che ne amasse la memoria come se la morte, depurandolo, lo avesse reso a lei e fatto tutto suo, perchè credeva che la Regina, distratta da altre cure, impigliata in tanti intrighi, lo avesse del tutto dimenticato, quantunque di tanto in tanto, allorchè più urgente era il bisogno di un amico risoluto e devoto, con rammarico profondo ne deplorasse la perdita.

L’immagine di lui che sorgeva da un letto di morte le era assai più cara dell’immagine di lui fra le braccia della Regina, e Alma si era fatta un’amara ed insieme una invocata compagnia del pensiero di quel morto che la teneva assorta per ore e ore in un tacito raccoglimento.

E quella sera appunto mentre il sole declinava lontano sul mare che aveva mormori lamentevoli, era stata per un pezzo affissata in tal pensiero, nel quale l’anima sua si era rifugiata per dimenticare le tristi cose che il padre le aveva detto e l’osceno mercato che le aveva proposto.

Mentre era così assorta, le ombre della notte scendevano lentamente velando le cose. La Regina intanto tardava a tornare; ella però non era punto preoccupata, avvezza alla vita avventurosa di lei e nulla temendo per sè, chè la torre se non era una comoda dimora poteva dirsi ben sicura.

In questo ella udì verso la spiaggia rimbombare alcuni colpi di fucili.

— Dio mio, la Regina forse, la Regina! — esclamò lei alzandosi di botto. — Un qualche incontro, un qualche agguato!

E stette col cuore tremante, con gli occhi fissi verso la spiaggia donde giungevano a lei alcune voci che le parvero di uomini che inseguissero un uomo. Ma nulla vedeva perchè l’estremità del colle dietro al quale avveniva l’inseguimento glieli nascondeva. Infine vide come un’ombra che di corsa si dirigeva verso la torre, seguita da alcune altre che le parevano soldati. Ad un punto l’inseguito si fermò ed esplose due colpi d’arma da fuoco i quali arrestarono gl’inseguienti, certo perchè alcuni di loro erano stati feriti. Ma intanto altri soldati avevano raggiunto i primi, e tutti insieme si diedero di nuovo ad inseguire il comune nemico.

— Non si tratta della Regina, Dio sia lodato! — disse lei traendo un sospiro di sollievo. — Sono soldati inglesi che inseguono qualche povero diavolo di siciliano.

L’inseguito si era sempre più avvicinato alla torre, ma quando era per esser raggiunto da alcuni soldati che per esser più veloci avevano sorpassato gli altri, si fermò. Ella vide che l’inseguito, un uomo, al certo un giovane a giudicare dalla snella ed agile persona, si rivolse per affrontarli: la mischia fu breve e feroce, ella sentì alcune grida di dolore venir dal gruppo dei combattenti.