— L’avranno ferito, l’avranno ferito! — disse a sè stessa col cuore stretto dall’angoscia per quell’orrendo spettacolo.
Pure non sapeva staccar gli occhi da quel gruppo in cui vedeva dibattersi l’inseguito a favor del quale ella pregava, prendendo parte a quella impari lotta con animo trepidante.
— Salvo, salvo un’altra volta! — gridò, vedendo che il giovane si era di nuovo liberato dai suoi nemici, uno dei quali giaceva lungo disteso a terra, e correva verso la torre da cui era lontano non più di trenta passi.
Era vestito di nero, col cappello alla calabrese tirato fino sugli occhi.
— Un calabrese — mormorò lei — un calabrese!
Sapeva che chiamati dalla Regina ne erano sbarcati molti, deludendo la vigilanza degl’Inglesi, onde ella sussultò con una vaga apprensione e con un più vivo interessamento ormai per la sorte di quel suo conterraneo, di cui tra per l’ombra della sera, tra pel cappello calato sulla fronte non giungeva a vedere il viso.
Quando fu sotto la torre ella si sporse, mentre i soldati che emettevano grida di rabbia si erano avvicinati anch’essi, tanto che ella poteva vederne gli abiti rossi. Ma giunti innanzi la torre si fermarono interdetti.
— Ne hanno perduto le traccie — esclamò lei — avrà guadagnato l’erta del colle dietro la torre...
Si tolse dalla finestra, accorse all’altra di contro donde potevasi vedere il colle dirimpetto. Appuntò gli occhi, scorse con lo sguardo per tutta la pendice... Nessuno!
— Per dove sarà fuggito, per dove? — mormorò sorpresa, spiegandosi il perchè i soldati si fossero fermati incerti.