Questi non erano più in pochi perchè raggiunti dagli altri, fra cui riconobbe un ufficiale che interrogava coloro i quali erano stati alle prese con l’inseguito.

— Ah! — disse lei, ammirata dal valore del fuggitivo che per ben due volte aveva sostenuto una lotta così impari uscendone vittorioso, e nella quale aveva dovuto uccidere o ferire parecchi degl’inseguitori — un eroe, un eroe! Se la Regina ne avesse molti come questo calabrese e come...

Le sue labbra mormorarono il nome di Riccardo. Sospirò e si ritrasse dalla finestra avendo sentito un rumore nella stanza attigua nella quale uno dei servi accendeva i lampadari.

— Eccellenza — disse entrando uno dei valletti che faceva l’ufficio di maggiordomo nelle brevi dimore di Sua Maestà in quella torre — un ufficiale inglese chiede un’udienza a lei, signora duchessa, avendogli io detto che Sua Maestà è indisposta.

Ella trasalì: certo nella chiesta udienza ci entrava per qualche cosa lo scacco che i soldati di Sua Maestà Britannica avevano patito. Comprese che non sarebbe stato prudente il negarsi di riceverlo e rispose:

— Introducetelo.

Non si sentiva punto tranquilla, chè sapeva quanto fossero rozzi e arroganti gli ufficiali inglesi anche con le donne e in quanta diffidenza tenessero la Regina e coloro del suo seguito. Sedette con l’animo sconvolto, ma nulla ne traspariva dall’aspetto che era quale si conveniva ad una giovinetta del suo grado.

— Sir Edoardo Walter — annunciò il maggiordomo.

L’ufficiale inglese, un uomo già maturo dai capelli e dai baffi rossi in un viso butterato dal vaiuolo, si avanzò verso Alma, ma parve ben sorpreso di trovarsi innanzi ad una giovinetta.

— Ella ha chiesto un’udienza a Sua Maestà, ma è indisposta e ha ordinato che non la si disturbi per nulla. Può dire a me quel che le occorre.