— A lei! — disse l’ufficiale imbarazzato. — Ma Sua Maestà non ha la sua dama di compagnia?
— Ne fo io le veci.
— Quando è così... Gli è che ella è tanto giovane... Insomma, io sono nella necessità di frugare per tutte le stanze di questa torre nella quale credo si sia nascosto un tale fuggitivo dalle mani de’ miei soldati, dopo averne feriti due e temo ucciso un altro.
— Ma — rispose Alma con accento reciso — sa che questa è la dimora attuale della Regina di Sicilia, nostra signora e nostra padrona assoluta, e che se anche quel calabrese...
— Come sa lei che è un calabrese?
Ella arrossì e rimase interdetta. Fece uno sforzo per rasserenarsi e ripigliò:
— Me ne sono avvista agli abiti. Fui testimone dello inseguimento stando alla finestra. Non credo che il fuggitivo abbia avuto l’audacia di ricoverarsi proprio qui. Di dove sarebbe entrato? Non vi ha che una sola porta custodita dal negro della Regina.
— Dietro la torre vi sono delle finestrette, degli spiragli che, come ho visto, possono lasciar passare un uomo. Del resto è nota la predilezione di Sua Maestà per cotesti Calabresi che con la loro furfanteria han compromesso innanzi all’Europa la causa dei Borboni.
— Ella offende la mia Regina! — gridò Alma alzandosi — la mia Sovrana, alla quale qui tutti debbono rispetto ed obbedienza non esclusi gli ufficiali inglesi, essendo essa l’amica e l’alleata di Sua Maestà il Re d’Inghilterra.
Il fiero aspetto e la dignitosa persona della giovinetta imposero all’ufficiale che balbettò con tono più umile: