Non proseguì, avendo egli una confusa coscienza che quel racconto, di molto attenuato, produceva una sinistra impressione nell’anima della nobile giovinetta, a danno del buon nome dei soldati inglesi. Ella non rispose, per fargli comprendere che non aveva più voglia di continuare quel colloquio e per liberarsi presto di quell’importuno, tanto più che temeva sopravvenisse la Regina dalla sua misteriosa escursione.

Sir Edoardo Water era assai scontento di sè e della riuscita del suo disegno. Come confessare di essere stato battuto da quella ragazza, perchè sebbene non potesse dubitare menomamente delle assicurazioni di lei, sopravviveva in lui il sospetto che il fuggitivo fosse penetrato nella torre? D’altra parte non voleva insistere, per non esporsi, se fosse avvenuto uno scandalo, e la Regina se ne fosse querelata a lord Bentink, ad essere punito, tanto più che sarebbe venuto a galla la scostumatezza e la indisciplinatezza dei suoi soldati. In odio agl’isolani che vedevano in essi dei nemici, ben si poteva chiudere un occhio sull’una e sull’altra, ma a patto che non destassero troppo rumore, come aveva fatto intendere il generale Mac Ferlane che comandava le armi di Sua Maestà il Re d’Inghilterra in Sicilia.

Volgendo in mente tali pensieri e comprendendo che sarebbe stata villania l’indugiar più oltre, anche perchè nella sua rozzezza sentiva il fascino di quella leggiadra e giovine creatura, salutò e senza dir parola si diresse verso l’uscio.

Ella aveva risposto al saluto e si teneva immobile, trepidante, perchè proprio non aveva sperato di cavarsela secondo i suoi voti. Sentì che l’ufficiale scendeva, preceduto dal maggiordomo; per rassicurarsi corse alla finestra e vide che i soldati, disposti in fila, prendevano la volta d’onde erano venuti.

— Dio, ti ringrazio! — mormorò lei.

Ringraziava Dio sol perchè il segreto della Regina non era stato scoperto, ma era ben lungi dal credere che il fuggitivo fosse nella torre.

— Ma dove, dove mai si è nascosto? Sparito di un tratto, come se fosse stato ingoiato dal terreno! Se avesse cercato di salvarsi su pel colle donde incomincia il bosco, l’avrei visto attraversare il piano!

Uscì dalla stanza in cui aveva ricevuto l’ufficiale inglese e si diresse in un gabinetto ove era solita di ritirarsi allorchè la Regina o in colloquio coi suoi confidenti o occupata a sbrigare la sua corrispondenza le concedeva un po’ di riposo. Quel gabinetto, incavato per così dire nel muro massiccio della torre, era attraversato in un angolo da una scala a chiocciola che saliva sulla piattaforma e scendeva nei sotterranei della torre.

Ella ritrovava lì dentro i suoi libri, i suoi ricordi, ed era il luogo che prediligeva perchè lontano da ogni rumore. Sedette sul lettuccio da campo che era ivi con le spalle alla scaletta ed aperse uno dei grossi volumi istoriati che divertivano la sua solitudine, proponendosi di attendere ivi che la Regina tornasse, perocchè era convinta che l’augusta donna sarebbe tornata a notte alta per non esser vista dai servi e dagli staffieri.

Ma Alma non aveva testa alla lettura. La storia che l’ufficiale inglese le aveva narrata aveva vieppiù acuito il suo interessamento pel fuggitivo, ben comprendendo che l’ufficiale aveva di molto attenuato la colpa dei suoi inglesi.