Non era dunque un volgare vagabondo colui che era intervenuto per difendere alcune povere donne dalla scostumatezza soldatesca: certo aveva ubbidito ad un generoso sentimento che gli aveva fatto affrontare lo sdegno e la vendetta di tutto un manipolo di soldati, e l’uomo che di tanto era stato capace non poteva essere un volgare malfattore. Si sentiva come lusingata nel suo amore per la terra in cui era nata, della quale sentiva talvolta un’acuta nostalgia, perocchè gli anni suoi più belli e più dolci, prima che la paterna ambizione l’avesse costretta a vivere nella Corte, erano stati quelli che aveva passato nel castello dei duchi di Fagnano, e forse quel vago sentimento che la faceva pensare a Riccardo con un senso di viva simpatia, mutatosi, or che lo credeva morto, in una memoria dolcissima, era dovuto alla suggestione che esercitavano in lei i ricordi di quegli anni.

Silenziosa la campagna, silenziosa la torre, chè i servi si erano raccolti tutti nelle stanze inferiori. Ella sfogliando il volume mentre vagava coi suoi pensieri era di tanto in tanto sopraffatta da un senso di paura, chè aveva udito raccontare alcune leggende intorno a quel luogo del tempo in cui i Saraceni facevano di molte escursioni in quelle terre; leggende di donne rapite, di vendette sanguinose, di stragi e di orrendi misfatti. Ella rabbrividiva cercando di stornarne il pensiero, col rievocare la memoria della sua infanzia trascorsa sui monti della lontana Calabria e delle persone che più l’avevano amata e che ella aveva amato. Ben poche veramente: nessuna però aveva lasciato una traccia profonda nel suo cuore i cui affetti, anche quelli di famiglia, erano stati ben superficiali. Ah, se avesse avuto i baci e le carezze di una madre in quella età in cui più se ne ha bisogno! ma ella non l’aveva conosciuta la madre sua; ed il padre che aveva sempre una ambizione da soddisfare, sempre un intrigo a cui attendere, pure amandola molto, non aveva saputo col suo affetto far le veci dei tanti affetti che le erano mancati.

Solo la Regina aveva saputo prender posto nel cuore di lei, che però era come insoddisfatto di quell’amore quasi le costasse una violenza, di quell’amore che era fatto più di suggestione che di stima verace e profonda, ma che non era per questo meno devoto e meno capace di ogni sacrifizio. Certo v’influiva il contrasto tra la sua natura e quella della Regina, della quale ella non ignorava le colpe e i vizî, pur sentendo per lei talvolta una pietà profonda che giungeva a giustificarla e ad assolverla: certo v’influiva il vederla decaduta da tanta altezza, circondata da nemici, insidiata, calunniata, abbandonata anche da coloro che un tempo le strisciavano alle ginocchia mentre ella, sola, impavida, superba, continuava a lottare in Calabria contro i Francesi, in Sicilia contro i ministri di Sua Maestà Britannica.

Ed Alma si sentiva di qualunque sacrifizio capace per la sua signora e padrona, pur biasimandone in cuor suo certe intemperanze e certe perversità, ed ammirandone profondamente certe virtù eroiche che ne facevano un impasto singolare di bene e di male, di maestà e di fralezza.

La notte era discesa da più ore ed ella tutta immersa nei suoi pensieri non se n’era accorta. Quando alzò gli occhi ad un orologio della parete si scosse mormorando:

— Un’ora per la mezzanotte! E la Regina non è rientrata! Eppure bisogna che l’aspetti vegliando. Voglia Iddio che non le sia accaduto nessun male!

Trasalì ad un lieve rumore che intese nel fondo della stanza attraversata dalla scala a chiocciola. Era stato uno scricchiolio cui aveva tenuto dietro di nuovo il silenzio profondo.

— È il caldo che fa scricchiolare il legno — disse a se stessa per rincorarsi.

Ma lo scricchiolio si udì di nuovo. Ebbe l’impressione che qualcuno cautamente salisse per la scaletta fermandosi ad ogni gradino.

— Dio mio — mormoro — Dio mio!