Egli salì il resto della scaletta, ma giunto sul limitare della stanza non osò proseguire. Si era tolto il cappello e si teneva immobile, quasi come un colpevole. Ella di un solo sguardo aveva notato certi particolari della persona e delle vesti di lui che facevano arguire come da lungo tempo lottasse coi bisogni più urgenti. Gli occhi, il cui sguardo era fiero talvolta, ma che nel fissarla diveniva sì dolce, erano affossati nell’orbita; le guance scarne, i capelli lunghi ed incolti gli davano un aspetto di sofferente, mentre le vesti lacere e sordide di fango ne attestavano la miseria.
Ella ne ebbe pietà, più che pietà forse. Quali casi fortunosi l’avevano ridotto in sì misero stato? Pure non osava chiedergli, quasi temesse di mostrar per lui un troppo vivo interessamento.
Additandogli una sedia discosta dalla sua gli disse:
— Dovete essere stanco, sedete.
Egli sedette. Poi per rompere l’imbarazzante silenzio le si rivolse dicendo:
— Ma dove sono io, signora duchessa?
— In, una delle due dimore di Sua Maestà la Regina, le sole che le hanno assegnato gl’Inglesi.
— La Regina è qui dunque! — esclamò lui.
Ella esitò, ma non volle mentire con quel giovane, quantunque l’esclamazione di lui l’avesse non poco turbata per i ricordi che evocava.
— No — rispose — Sua Maestà è assente ma tornerà questa notte.