Egli si alzò di botto.
— Perdonatemi — disse — perdonatemi. Io non sapevo a chi questa torre appartenesse... quando vi vidi all’improvviso pur non potendo credere agli occhi miei... pur credendomi in preda ad una allucinazione... non sapevo che foste sola in questa casa... Ditemi per dove posso andar via... Ho cercato al buio mentre ero in un angusto sotterraneo una finestra, uno spiraglio per dove uscire... quello pel quale entrai era chiuso... Andando a tentoni trovai questa scala; ne salii i primi gradini sperando di trovare una finestra per saltar giù e... e mi trovai qui. Se per non esser visto dai servi non posso andar via dalla porta, additatemi una finestra per la quale saltar giù...
S’interruppe: aveva visto a sè dinanzi le socchiuse imposte di una finestretta. Vi si diresse dicendo, voltosi alla giovinetta:
— Per questa, non è vero?
— No, no, che fate? — gridò lei sgomenta. — Vi uccidereste!
— Ma allora? — fece lui smarrito, perplesso.
Ella ben comprendendo per qual delicato riguardo il giovane voleva andar via anche saltando dalla finestra, arrossì, ma in cuor suo ne fu esultante. Per quanto sentisse come una ritrosia a parlargli della Regina, pure la gratitudine gliene faceva un obbligo, non sapendo con quali altre parole trattenerlo.
— Sua Maestà — gli disse — vi vedrà con piacere. Era molto impensierita sulla vostra sorte, non avendo da gran tempo vostre nuove. Anzi si diceva....
— Che fossi morto?
— Sedete dunque, poichè non posso farvi uscire avendo Sua Maestà proibito che si apra la porta della torre in assenza di lei.