— Sua Maestà sarà qui fra poco — disse lei rivoltasi a Riccardo — Sarà bene stanca. Sarebbe meglio che vi presentaste a lei domani.
— Sta bene — rispose il giovane.
Ella si era avvicinata alla porta ove si fermò indecisa. Qualcosa combatteva in lei un’aspra battaglia: la sua pietà, il suo interessamento, fors’anco il rimorso di aver ferito con le sue parole quel giovane che aveva veduto soffrir tanto, come appariva dall’aspetto, lottavano col decoro, col pregiudizio, col suo pudore di giovinetta.
Come lasciarlo lì per tutta una notte, mentre forse aveva fame? Ma era prudente mettere a parte i servi di quel segreto, a rischio anche di compromettere il segreto della Regina? Ma doveva lei, proprio lei, appena la Regina fosse tornata, parlarle di quel giovane, ben sapendo quali fossero i loro rapporti? Non era più conveniente che aspettasse il mattino per rivelarle la presenza di Riccardo in quella torre?
Si rivolse come mossa da una subita risoluzione.
— Resterete qui questa notte, in questa stanza che io chiuderò a chiave onde nessun servo possa entrarvi. Voi chiuderete la botola della scala. E... e penserò a portarvi io stessa di che rifocillarvi.
— Grazie — rispose lui che la fissava con un lungo sguardo.
Ella uscì e chiuse a chiave la porta. In questo udì un rumore di passi giù nel cortile. Giovanni il negro precedeva la Regina rischiarando la scala con una lanterna. Alma dal vocio che aveva sentito si era accorto che alcuni uomini avevano accompagnato fino alla torre l’augusta donna, la quale poco dopo entrò nella piccola sala in cui la giovinetta l’attendeva.
— Buona notte, figliuola, buona notte. Sei stata in gran pensiero per me, non è vero?
— Non lo nascondo, Maestà.