La Regina si volse al negro che si era arrestato sul limitare.

— Dammi le lettere che son giunte durante la mia assenza.

Il negro le porse inchinandosi un fascio di carte: poi, traendo un plico dalla tasca interna della sottoveste:

— La persona che Vostra Maestà ha mandato in Calabria... quella che io solo conosco, ha lasciato questo plico.

— Ah! — fece la Regina con un grido di gioia — Le notizie che ho chiesto... Saprò che è avvenuto di quel giovane che oggi mi sarebbe tanto utile! Andiamo, figlia mia, seguimi nella mia stanza.

Poi si rivolse al negro e lo guardò mettendosi un dito sulla bocca.

Il negro aprì le grosse labbra scarlatte ad un sorriso poi incrociò le mani sul petto e s’inchinò profondamente.

Appena nella sua camera la Regina si tolse il mantello e il cappellino di feltro nero sormontato da una nera piuma e lo gittò sul letto con atto impaziente.

Alma comprese che la regal donna era tra turbata e soddisfatta; gravi cose eran dovute accadere e forse molti importanti avvenimenti si maturavano, a giudicare dall’aspetto preoccupato di Maria Carolina, la cui fronte or si spianava mentre le labbra sorridevano, or si corrugava, a seconda i pensieri che fervevano in quella mente.

— Vostra Maestà non va a letto? — le chiese Alma.