— Non per ora, quantunque invero sia stanca. Ma debbo leggere prima le carte che mi ha dato Giovanni, il plico specialmente mi dirà tutti i particolari dell’affar nostro nel Napoletano. Tutta la mia corrispondenza era stata intercettata finora. Quel mendicante, che è uno dei miei fidi, non mi portò che notizie vaghe; ma questa volta son sicura che ne avrò di precise.
In ciò dire si era seduta allo scrittoio e con mano febbrile apriva il plico donde uscirono di molti fogli di carta che la Regina si diede a scorrere mentre il volto rifletteva come uno specchio le impressioni che quella lettura le destava.
Alma non si era mai intesa così turbata, così sconvolta, anzi. Era la prima volta che l’anima sua aveva un segreto da nascondere, un segreto per lei assai più delicato ed imbarazzante che se fosse stato di capitale importanza.
Che avrebbe detto il giorno appresso la Regina nel sapere che ella per tutta una notte le aveva celata la presenza in quella casa del giovane che aveva fatto ricercare per ogni dove? Che avrebbe pensato, che avrebbe creduto? Non indovinerebbe il vero motivo che Alma non confessava neanche a sè stessa, pel quale aveva rimandato al domani la rivelazione? Doveva dunque, checchè potesse accadere, dirle quanto era avvenuto, anche se avesse dovuto esser testimone di un incontro ripugnante per tante ragioni alla dignità sua e fors’anche al suo cuore? Al suo cuore, perchè se infine una Regina era discesa dall’alto del suo trono per stendere le braccia a quel giovane, poteva anche ella, libera com’era di sè...
Interruppe a mezzo un tal pensiero che l’aveva fatta vacillare mentre un’onda di sangue le imporporava il viso. A questo era giunta, che il pensiero della possibilità di un intimo rapporto fra lei e quel giovane non era più un vago ondeggiar di sentimenti, ai quali non si poteva dar alcun nome, ma erano così determinati che ne aveva rabbrividito.
Ella la rivale della Regina, ella? Ella, a quella donna che se per gli altri era una perversa creatura, per lei era un’amica buona ed affettuosa, avrebbe tolto forse l’unica gioia degli ultimi anni di una vita così fortunosa, perchè se anche biasimevoli erano i rapporti interceduti fra la Regina e quel giovane non toccava a lei di giudicarli, ma non doveva lei contrastarli.
Alma era sdegnata seco stessa che un tal pensiero le fosse balenato, e ne sentiva offeso il suo pudore di fanciulla, la sua dignità di donna, il suo orgoglio: e se finallora era stata indulgente col proprio cuore che con troppa compiacenza aveva vagheggiato la immagine di lui, si proponeva d’indi innanzi di esser più severa per giungere a scacciarla del tutto.
E si decise di svelare alla Regina la presenza di Riccardo nella torre, si decise, formando il disegno di lasciarli soli appena avesse condotto l’uno all’altra. Pure attese, perchè non le era lecito d’interrompere la lettura della Sovrana, attese che avesse finito.
Ma nel volgere gli occhi lesse nel volto della Regina che teneva fissi gli sguardi su un foglio, lo stupore misto ad un sentimento che era tra la gioia e la maraviglia; poi la udì mormorare mentre alzava gli occhi in viso alla giovinetta:
— Possibile, possibile?