— Ma se fu riconosciuto per legittimo, certo in base a documenti... E non sai altro, non sai altro?

— No — rispose lei calma e fredda.

— Ebbene — disse la Regina con voce lenta e fissando la giovinetta come se avesse voluto studiare nella fisonomia di lei la impressione che le sue parole le avrebbero prodotto — ebbene, quel figlio riconosciuto per legittimo da suo padre morente ed erede del titolo e dei beni, si chiamava un tempo... capitan Riccardo!

La giovinetta impallidì tanto che la Regina credette stesse per svenire. Era più che stupore il suo, era uno sconvolgimento di tutto l’esser come per un urto formidabile che avesse mandato in soqquadro tutte le sue idee.

La Regina non la perdeva di vista e aveva nel suo sguardo una pietà profonda, ben comprendendo il complesso dei sentimenti che quella notizia aveva sconvolto. Volle farle animo quantunque non sapesse con quali parole, ignorando in che Alma fosse stata ferita, se nell’orgoglio, se nel suo amore di figlia pel dolore che ne avrebbe provato il padre, se nelle sue vaghe aspirazioni per l’avvenire che quel riconoscimento rendeva assai incerto ed oscuro.

— Non accorarti, via! Del resto — continuò con un sospiro — quel giovane è sparito; nulla si sa più di lui!

Ella intanto aveva avuto il tempo di riaversi, di riprendere il dominio di se stessa: l’orgoglio la sostenne, l’orgoglio le diede la forza di tornar tranquilla e le fece in un baleno comprendere qual fosse oramai il suo dovere. Onde rispose con voce sicura:

— Quel giovane è qui, in una di queste stanze ed aspetta che Vostra Maestà gli conceda l’onore di una udienza.

Toccò alla Regina d’impallidire, colpita da stupore profondo. Credette di avere inteso male, credette, chi sa, fors’anco ad un sarcasmo della figlia del duca di Fagnano, ad una rappresaglia, tanto non le pareva possibile che Riccardo fosse nella torre.

Balzò presso a lei, le mise le mani sugli omeri, e con gli occhi minaccevoli, fissandola in viso: