Alma s’inchinò di nuovo, poi uscì dalla camera senza che il suo contegno nulla tradisse di quel che aveva nel cuore.

— Ah! — disse la Regina che l’aveva seguita con lo sguardo — era una fiammella che adesso potrebbe divenire un incendio.

Stette un istante pensosa; poi scrollando il capo:

— No, quella è una natura tutta fatta d’orgoglio. Avrebbe forse amato capitan Riccardo, confessando il suo amore; ma adesso a costo di morire, non confesserebbe l’amore per suo cugino, il duca di Fagnano!

La gioia tornò a sfavillarle negli occhi: scrollò le spalle come se avesse dato troppa importanza a quello incidente e troppa anche al suo decoro regale che non le permetteva di recarsi nella stanza in cui quel giovane era rinchiuso.

— I miei nemici, i Francesi, che in fondo han del buono, dicono: Alla guerra come alla guerra! E non sono io in una guerra continua e feroce con tutto il mondo quasi, e più forse con quelli che mi si dicono amici?

Era la donna, era la Regina, era l’impavida lottatrice che esultavano in lei, la lottatrice feroce, implacabile da preferir di sommergersi, come scrisse in una lettera, coi figli e col marito in un abisso e trascinar seco nella rovina i popoli del suo regno, anzichè venire a patti col nemico.

La donna già presso a declinare, ardeva ancora di tutte le fiamme del sole al tramonto; la Regina che si era vista abbandonata dai cortigiani, innumeri un tempo, aveva bisogno di un saldo braccio e di un cuore devoto. Ed ecco che lo ritrovava, ed era quale lo aveva sognato, lo aveva cercato, lo aveva voluto. Superstiziosa come tutte le nature violente ed impulsive, le parve quello un buon auspicio per la impresa che si preparava. I duemila Calabresi avevano un capo di loro degno, e se l’impresa non fosse riuscita aveva ora di chi servirsi per tentare un altro mezzo da lei vagheggiato lungamente e che era tale da scacciar per sempre dalla Sicilia gli Inglesi odiati.

Accese una candela ed uscì dalla sua camera. Quando fu innanzi alla porta della stanza indicatale da Alma sostò per calmarsi e per assumere un contegno. Era la donna o la Regina che tremava così, che era così convulsa al pensiero che tra poco si sarebbe trovata innanzi a quel giovane la cui immagine le ridestava ricordi di gioie e di abbandoni che le facevan fremere tutte le visceri?

Capitan Riccardo, rimasto solo, era stato per un pezzo immobile come se ancora vedesse nella realtà innanzi a sè quella soavissima creatura che era da tanti anni nel suo pensiero; nè il sapersi di lei congiunto, a lei uguale per diritto di nascita, nè il saperla usurpatrice, senza di lei colpa, è vero, del suo titolo e de’ suoi beni che mentre lui derelitto, senza pane, senza vesti, senza tetto languiva nella più tetra miseria, la facevan passare superba e sdegnosa a lui dinanzi, a lui povero verme indegno financo di affissar la luce emanata da quella stella; nè il ricordo di quanto aveva sofferto da fanciullo, da giovinetto, da uomo, era valso ad intiepidire il culto che aveva perennemente custodito per quella soavissima creatura. Nè a lui pareva che ora la distanza enorme che un tempo l’aveva separato da lei fosse sparita, nè che l’abisso fosse colmato; anzi vieppiù adesso se ne sentiva lontano, vieppiù adesso vedeva profondo l’abisso.