— Sì, sul trono o nell’abisso.

— Ascoltami dunque. La Sicilia sta per insorgere contro gl’Inglesi in nome della sua indipendenza. Il Re emanerà un proclama e riprenderà le redini del Governo. Io metterò ai servigi della Rivoluzione duemila dei nostri Calabresi che giungono alla spicciolata e si van raccogliendo nei piani di Segeste. Vuoi tu esserne il capo?

— Io voglio ciò che la mia Regina vuole — rispose lui.

— E non è tutto ancora. Bisogna avere più frecce al proprio arco. Se la Rivoluzione non riesce a scacciare gl’Inglesi, sai tu chi sarà il mio alleato contro di essi?

— Chi?

— Bonaparte.

Il giovane che era rimasto a metà giacente sul letticciuolo facendo del braccio ripiegato sostegno al capo si levò a sedere, tanto quel nome gli parve strano in bocca alla sorella di Maria Antonietta.

— Tra giorni riceverò un suo messo che gl’Inglesi hanno imprigionato in Messina, e poichè desta troppa diffidenza non potrò servirmi di lui per continuare i negoziati. Andrai tu in Francia dal Bonaparte.

— Io?

— Sì, tu. A questo ti destinavo allora quando ti feci giurare che mi avresti raggiunto. Perchè mi guardi con cotesti occhi sorpresi? Non mi credevi tu capace di sì vasti disegni?