— Io — rispose lui sorridendo — sono un povero moscherino che contempla il volo d’un’aquila.
— Di un’aquila che ha le ali ferite e il rostro spuntato, ma che pur fa paura. Io dunque ti associo ai miei disegni. Se riesciranno, per quanto tu spinga in alto lo sguardo non vedrai adesso l’altitudine a cui io ti destino. Ah, tu per me hai rinunciato ad un grado nell’esercito di Francia ed al titolo di duca di Fagnano che i Francesi pei servigi a lor resi da tuo padre avrebbero riconosciuto, ma un giorno forse ti parrà povera cosa al confronto di ciò che da me avrai.
— Un’ora come questa — disse lui cingendo col braccio la vita della Regina — vale bene la corona di un re!
— Parliamo d’affari ora — disse lei respingendolo. — Ma se non sarà un’altitudine, sarà l’abisso, te lo prevengo.
— L’abisso con la mia Regina sarà sempre una altitudine — rispose Riccardo serio e grave.
— Ora ascoltami bene. Dimani avrai delle vesti, avrai delle armi, avrai un cavallo e del denaro. Una guida ti condurrà alla pianura di Segeste ove si accampano i Calabresi mano mano che giungono. Lord Bentink può disporre di pochi soldati e li tiene quasi tutti a Palermo temendo una rivolta; quindi tu potrai attendere e disciplinare i tuoi uomini, fra i quali vi saran molti di tua conoscenza. Io tornerò a Castelvetrano ove verrai per i miei ordini ogni tre o quattro giorni. A proposito: hai bisogno di rifocillarti.
— Confesso che...
— Uscirai da questa stanza e andrai in quella che vien dopo la stanza a questa attigua. Troverai la cena che avevano imbandita per me. Io torno in camera mia. Ho da legger molto e da scriver molto stanotte.
Si era alzata e con lei si era alzato anche Riccardo che innanzi a quella donna si sentiva ben meschino. Non era più la donna che pur testè gli si era data con tanto abbandono; nel vederla così calma mentre accennava ai suoi vasti e torbidi disegni, così presente a sè stessa da non dimenticare nessun particolare, così imperiosa e sicura, così trasfigurata in viso da fargli quasi dubitare che fosse la stessa donna uscita allora allora dalle sue braccia, quasi se ne sentiva indispettito pure ammirandola, pure subendone il fascino non solo della bellezza, ma anche della mente e del carattere.
Egli non aveva compreso esser quello un fenomeno di sdoppiamento pel quale la donna e la regina erano quasi due esseri a parte di cui l’uno non influiva sull’altro.