— La volontà dell’Imperatore su questo riguardo è ben salda, anche per preparare la via a quell’alto disegno a cui Ella ha accennato. Non esita più che su i modi di attuarlo.
— Che mi lasci fare; quantunque esiliata e sorvegliata dagli Inglesi, ho ancora i mezzi per sbarazzarmene.
— Cotesti mezzi, quali si siano, l’Imperatore l’ignora e vuole ignorarli; ne lascia a Vostra Maestà la scelta e l’uso.
— Le mie proposte sono chiare e le ho già formulate un’altra volta: la presenza degl’Inglesi in Sicilia è per Napoleone un soggetto costante d’inquietudine, un pericolo ed un grande imbarazzo: da qui essi disturbano, inceppano le sue operazioni nel mezzodì di Europa e lo tengono in iscacco. Dunque i nostri interessi su questo punto sono identici.
— Tale è anche l’opinione dell’Imperatore.
— Sarei dunque in diritto, poichè il suo interesse è così legato al mio, di reclamare il suo aiuto per scacciar gl’Inglesi. Tuttavia m’incarico io sola di questa non facile impresa. Le mie misure sono prese in modo che son certa di riuscire e riuscirò. Ma in politica bisogna preveder tutto, anche i rovesci più improbabili; nel caso in cui non riuscissi reclamo un asilo sicuro ed onorevole a Genova o a Milano, a sua scelta.
— L’Impero francese sarà aperto a Vostra Maestà in tutta la sua ampiezza.
— È questa una questione incidentale; non mi ci fermo e riprendo il filo. Liberata dagl’Inglesi ripiglio con Re Ferdinando le redini dello Stato e apro i porti della Sicilia ai bastimenti francesi, tanto da guerra che da commercio.
— E Vostra Maestà domanda in cambio?
— Primo: soccorso di uomini e di navi se mai gl’Inglesi volessero tentare una rivincita.