— Questo va da sè.

— Secondo: che mi si restituisca, per non più ritormelo il mio Regno di Napoli col diritto concessomi da Dio di alta e bassa giustizia sui miei popoli.

— Ecco il nodo della questione — disse il colonnello scrollando il capo. — Testè l’Imperatore ha nominato Re di Napoli suo cognato, il granduca di Berg. L’attuale Regina di Napoli è dunque una sorella dell’Imperatore.

— La regina, l’unica regina di Napoli sono io! — gridò Maria Carolina. — La volontà divina non può essere cancellata dalla prepotenza umana. Al mio cospetto non si deve parlare d’altro re di Napoli, d’altra regina di Napoli!

— Perdono Maestà, ma gli è che...

— Dare un tal titolo — continuò la Regina accendendosi di più — un tal titolo che conferisce una parte della divinità al figlio di un albergatore, ad un palafreniere! Dare un tal marrano per successore a noi!...

— L’Imperatore ha tante corone a sua disposizione che ben potrebbe darne un’altra a suo cognato e restituire quella di Napoli a Vostra Maestà. Ma bisognerebbe che si agisse lealmente anche coi re di... con Gioacchino Murat, il quale ha saputo che financo nella sua Corte... nel suo palazzo vi son degli agenti di Vostra Maestà che lo spiano, e ne sa anche i nomi...

— Chi glieli ha detti, chi? — gridò Maria Carolina confusa, sgomenta da tali parole.

— Indovini.

— Ma non so, non potrei...