— In contracambio l’Imperatore esige...
— Esige? — gridò la Regina. — Di già delle condizioni? Signor colonnello, prima che ella continui, tengo a dichiararle che se Napoleone vorrà essere per me a Napoli ciò che gl’Inglesi sono a Palermo, se non devo infine che mutar di padrone, preferisco di rimanere nell’abiezione in cui sono, nella quale se tutto è perduto, è rimasto salvo l’orgoglio. Meglio il nulla che il simulacro della grandezza e della potenza, ed è perciò che mi trovo confinata qui senza soldati alla porta, senza cortigiani nell’anticamera. Non sono di quelle menti vanitose che si accontentano dell’apparenza: voglio essere e non parere, io! Che Murat si lasci guidare come un burattino da colui che lo ha spogliato delle vesti di palafreniere per coprirlo di un manto regale: che faccia del trono un palco da saltimbanco e rappresenti col suo mantello preso a prestito il fantoccio coronato, poco importa, non fa che il suo mestiere d’istrione. Ma io, ma io? Han dimenticato chi sono io? Dond’esco io?
— Perdoni, Maestà — rispose il colonnello inchinandosi e con un fine sorriso — sono un soldato e poco esperto nell’adoperar le parole. Quando ho detto che l’Imperatore esige, intendevo dire che l’Imperatore desidera...
— Sentiamo che cosa...
— Che si lascino ai Napolitani le leggi francesi e che si adottino anche in Sicilia.
— Vuole cioè un cambiamento di costituzione? — disse la Regina che si aspettava qualcosa di peggio.
— Ma no, ma no; chi parla di costituzione? La moda delle costituzioni è passata, grazie a Dio; non si tratta che del Codice Napoleonico. Certe baie, la Maestà Vostra lo sa bene, non possono essere vagheggiate oramai che dalle teste vuote degl’ideologi. La migliore delle costituzioni è un uomo... o una donna di genio. A tal titolo la Francia e le Due Sicilie avran la più ambita delle costituzioni.
Ella aveva ascoltato col viso di chi non solo assente a quel che ascolta, ma che senta dir cose che erano da gran lunga nella sua convinzione.
— Non mi oppongo — rispose poi alzando le spalle come se la richiesta le paresse assai futile — che i miei sudditi sieno giudicati con queste o con quelle leggi: tanto valgono le une come le altre. L’importante non è la legge ma colui che l’interpreta e l’applica. I buoni magistrati fan buono qualunque codice, e il codice più perfetto non è che uno straccio di carta se i magistrati sono ignoranti o corrotti. Povera umanità che si vuol guarire dai ciarlatani or con queste or con quelle nuove e pompose parole... Non avete da dirmi altro?
Il colonnello comprese che la Regina lo accomiatava, onde si alzò.