La Regina si trasse dal dito un anello e porgendolo al colonnello:

— Per ora non mi è concesso dalla prudenza d’insignirvi di uno dei nostri ordini; tenete intanto per mio ricordo questo anello.

Il colonnello si chinò per baciare la mano della Regina e nel rialzarsi disse:

— Esso mi ricorderà fino all’ultimo mio respiro della fortuna che mi è toccata in questo giorno.

— Poichè voi — continuò la Regina — non potrete tornare qui che quando avrò riavuto il trono, manderò io un mio fido all’Imperatore con una lettera per averne la ratifica ai patti stabiliti.

— Che Vostra Maestà stia bene in guardia e non confidi un tal segreto a un possibile traditore.

— Traditore lui, l’uomo che porterà la mia lettera! — esclamò la Regina il cui viso s’illuminò dell’espressione di una fede profonda. — Ah, signor colonnello, se avessi conosciuto un tal uomo leale come un re e valoroso come un paladino, in altri tempi, il tradimento e l’infamia non avrebbero attraversato i miei disegni.

— Sarà il suo amante — pensò il colonnello mentre s’inchinava profondamente.

Nello scendere le scale della villa, preceduto dal maggiordomo che l’aveva introdotto, mormorava scrollando il capo:

— Capisco ora perchè l’Imperatore la chiama Fredegonda. Questa donna è un impasto di tigre e di leonessa, di aquila e di rettile.