Però il suo viso si rischiarò e attese impaziente che uno dei valletti venisse ad annunciarle il ritorno di Riccardo. Non era più un capriccio il suo, cominciava ad amare il giovane come forse non aveva amato mai in sua vita. Era quello l’ultimo amore nel quale raccoglieva tutta l’energia della sua anima e del suo cuore, in un ritorno violento alla giovinezza di cui sentiva nel sangue tutte le vampe.

In questo il servo dell’anticamera si fece all’uscio e gridò:

— Il colonnello Riccardo.

Il giovane si era fermato sul limitare, aspettando che la Regina lo invitasse ad avanzarsi. Ella che conteneva a stento la sua gioia gli sorrise a vederlo, e stendendogli la mano:

— Venite, venite signor colonnello, chè vi aspettavo impaziente.

Riccardo vestiva un abito stretto alla vita di velluto nero, con un cappello a larghe falde pur esso nero. Quei pochi giorni erano bastati a far dileguare le tracce dei patimenti sofferti e a ridare mia sua persona il vigore e tutta la sua bellezza.

La Regina lo contemplava con occhi accesi. Poteva ora amarlo senza avvilirsi, chè egli era pur sempre della sua casta: già avrebbe dovuto indovinarlo non solo dall’aspetto, ma anche dai modi; avrebbe dovuto indovinarlo da certe sue delicatezze istintive anche negli abbandoni più deliranti che un nobile sangue gli scorreva per le vene.

Il valletto si era ritirato; il giovine ubbidendo all’invito della Regina, le si era seduto appresso.

— Che nuove mi portate dei nostri campioni? — chiese la Regina.

— Bravi fino all’eroismo individualmente, ma insofferenti d’ogni disciplina. Bisogna che Vostra Maestà si mostri a loro per renderli più docili ed anche per presentarmi ad essi come il loro capo.