— Non sarebbe prudenza; gl’Inglesi mi sorvegliano.

— Lo so, ma è necessario; tanto che ho promesso che dimani l’altro Vostra Maestà li avrebbe passati in rassegna. Ero tanto sicuro del suo assenso che ho già designato gli uomini che dovranno servirle di scorta. Partiremmo a mezzanotte per essere all’alba nella pianura di Segeste. A tal patto, Maestà, io accetto di esserne il capo.

— In tal caso venite a dare degli ordini anche a me, obbligandomi a fare il voler vostro...

— No, non il voler mio — rispose lui freddamente — ciò che esige l’interesse dell’impresa. Bisogna che Vostra Maestà si persuada che la riuscita di un disegno dipende dall’ordine, dalla preveggenza, dalle cure che presieder debbono ai mezzi per attuarlo. Ora io ho trovato quei poveri Calabresi laceri, affamati, randagi per quella pianura deserta ove erano stati diretti e dove non trovarono nessuno per soccorrerli, per guidarli. Vostra Maestà fu bene ispirata nel chiamar qui quei suoi sudditi fedeli, ma...

— Ma appena qui, li ho abbandonati, volete dire. Insomma, se io ho delle iniziative, non so poi ben dirigerle!

— Vostra Maestà ha fatto troppo, anzi, ma gli è che mancano gli uomini.

— E una donna non sa e non può fare quello che sa e può fare un uomo...

— È proprio questo il mio pensiero — rispose il giovane inchinandosi.

— In tal caso — proruppe la Regina — io per la prima dovrò ubbidire alla volontà d’un uomo, io che ho ubbidito solo e sempre alla mia!

— In ciò che è bene, sì — rispose Riccardo senza scomporsi — in ciò che un tale uomo creda necessario al vostro interesse. Un tal uomo vi ha messo per posta la sua vita; è giusto che voi vi mettiate qualcosa delle vostre regali prerogative.