— E dove andrete ad alloggiare? — chiese la Regina che lanciò uno sguardo incerto sul giovane, dolente di vederlo andar via ma comprendendo non esser prudenza che rimanesse.

— Che Vostra Maestà non si preoccupi. A un miglio da qui havvi una casa di campagna il cui padrone mi ha ceduto una stanza.

— Andate — rispose lei divenuta pensosa.

Quando il giovane uscì, ella stette un pezzo in silenzio come in colloquio con se stessa.

— Ah — disse poi — se avessi incontrato un tal uomo, un tale amore nei primi anni del mio regno!

V.

La spiaggia in cui alla spicciolata eran convenuti i Calabresi ingaggiati dagli emissari di Maria Carolina era deserta ed inabitabile nella calda stagione, perchè l’aria ne era avvelenata da mortifere esalazioni; pure vi crescevano rigogliosi e selvatici il fico, il melograno e gli innumeri arbusti parassitari. L’acqua stagnante di un piccolo fiume che scorreva sotto i giunchi e le ninfee contribuiva alla insalubrità dell’aria, onde per parecchie miglia all’intorno non s’incontravano nè abitazioni nè abitanti.

La scelta del luogo per lo sbarco degli amici della Regina, come amavano appellarsi quegli audaci avventurieri, era stata ottima perchè del tutto remoto e non soggetto quindi alla sorveglianza degl’Inglesi. Un brik noleggiato dagli emissarî, fra i quali certo Castrone che era stato un tempo valletto alla Corte e che aveva saputo guadagnarsi la fiducia e la confidenza di Sua Maestà, tanto da divenire l’agente principale, imbarcava gl’ingaggiati nella spiaggia di S. Eufemia, e deludendo con abile manovra la crociera inglese, li sbarcava in quel luogo, donde partiva per far ritorno con altra gente. Ma non si era pensato alla provvigione ed all’alloggio, e tale dimenticanza aveva provocato la giusta ira di tutti gli sbarcati che correvano il rischio di morir di fame in quella pianura deserta.

Era questo che Riccardo aveva voluto dire alla Regina, essendosi trovato in mezzo a tutta quella povera gente, alla quale per prudenza aveva occultato che egli avrebbe dovuto esserne il capo. Non era un campo di partigiani ma un’accolta di pezzenti che andavan vagando per quella spiaggia, non osando di avventurarsi nell’interno del paese per provvedere col saccheggio e con le estorsioni ai propri bisogni, e che rimpiangevano di essersi lasciati abbindolare e di aver lasciato i patrî monti, ove correvano pericolo di cadere uccisi, è vero, o di cadere in mano dei Francesi, ciò che era lo stesso, ma dove non mancava ad essi, nè il cibo abbondante e succolento, nè il vino generoso, di cui si rimpinzavano e si gonfiavano accanto alle belle fiamme di tutto un pino, nè l’amore delle belle fanciulle di Carafa o di Garopoli, di Tirolo o di Marcellinara, famosi per le belle donne.

Nel giungere in quel luogo Riccardo era stato guardato con diffidenza per i suoi begli abiti e pel bellissimo cavallo della scuderia della Regina; ma fu creduto anche lui un mistificato e potè sentire le lagnanze irose di tutti quei poveri diavoli il cui numero cresceva sempre più. Ma quale non era stata la sua meraviglia quando aveva visto distaccarsi da uno di quei gruppi due degli sbarcati e correre alla sua volta gridando: