— Capitan Riccardo, capitan Riccardo, siete voi, siete voi!
E quei due avevano preso per le briglie il cavallo che si era fermato, mentre essi continuavano a dire:
— Vivo, sano, e qui con noi! Ah! finalmente, almeno abbiamo chi potrà dirigerci in questo maledetto paese!
— Tu qui, Magaro, tu qui, Ghiro! Anche io son lieto assai di rivedervi.
Aveva riconosciuto quei suoi fedeli seguaci e ne aveva inteso pure lui una gran gioia, anche perchè gli avrebbero facilitato la sua missione, informandolo sui bisogni e sugli umori di tutta quella gente.
Era balzato dal cavallo e seguito dai suoi amici si era ritratto all’ombra di un muricciuolo.
— E il Toro, e Vittoria? — chiese premurosamente.
Non aveva punto dimenticato nè il vecchio scorridore che gli aveva fatto da padre, nè quella donna che per lui si era esposta a tanti pericoli. Ad essi era andato sovente col pensiero in quelle ultime traversie della sua vita, sicuro che non li avrebbe rivisti mai più.
— Pietro il Toro — rispose il Ghiro — si unì alla banda di Benincasa con Vittoria che ha fatto cose inaudite, tanto che essendo caduto Benincasa nelle mani dei Francesi, i quali gli hanno tagliato le braccia a Cosenza e la testa a Rossano, fu acclamata ad unanimità capobanda. Il Guercio che ci ha i peli sul cuore e che ne ha viste e ne ha fatte di tutt’i colori, mi ha raccontato delle cose orribili! Quella lì è divenuta una furia infernale.
— Ed ora? — chiese Riccardo pensoso.